La redazione di VentoNuovo è lieta di intervistare Elettra Orlandi, una ragazza piena di sogni, che vive la vita all’insegna del “carpe diem” e della bellezza della natura, nutrendosi di arte, in tutte le sue forme.

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Ciao Elettra, quando e come è nata la tua passione per la musica?
“Premetto che amo tutta l’arte, in generale. Mio padre suonava la chitarra e, da quando io e le mie sorelle eravamo piccole, ci ha trasmesso questa passione per la musica, che era una valvola di sfogo assieme allo sport, in particolare all’equitazione. Nel tempo ci siamo appassionate a tre strumenti diversi: io alla batteria e le mie sorelle al pianoforte e alla chitarra. Loro sono delle cantanti, io faccio i cori e abbiamo iniziato suonando in gruppi diversi. Col tempo, abbiamo deciso di unirci. X Factor è stata la nostra prima fase musicale, un trampolino di lancio che ci ha permesso di iniziare a scrivere dei nostri pezzi, a registrare, a creare il nostro marchio a livello musicale, a suonare in giro per i locali per varie serate. È stata una prima esperienza bellissima, che ci ha permesso di entrare in contatto con musicisti bravissimi, con i quali è stato possibile instaurare profondi scambi di idee.
Al momento ci siamo slegate ma solo per una questione di impegni lavorativi, dal momento che ognuna ha cominciato a dedicarsi a un lavoro parallelo e quindi non abbiamo più il tempo libero di prima.”

Hai anche una passione per il cinema: hai girato qualche film?
“Io sono assistente alla regia e ho girato qualche video musicale, qualche corto, lo spot pubblicitario della nostra scuola di musica. Ho tanti progetti in cantiere ma servono gli adeguati finanziamenti. Ho un sacco di interessi, non perdo mai l’attimo.”

Hai frequentato qualche corso in particolare?
“Ho frequentato un corso creato da Marco Bellocchio: un corso bellissimo in cui ho conosciuto tanta gente preparata e ragazzi volenterosi di imparare. Ho capito quanto sia importante, per un bravo regista, conoscere bene tutti i ruoli ed è per questo che, da quando sono entrata nel mondo lavorativo del cinema, mi sono cimentata in qualunque ruolo, dall’assistente alla regia e alla scenografia alla più piccola mansione. Occorre avere una formazione poliedrica perché essere regista significa anche conoscere le tempistiche e le possibilità di qualunque reparto.”

È uscito “Fiori di lago”, il nuovo ep del duo romano Elanor. “Io sono ovunque” è il singolo estratto e il videoclip è diretto e animato proprio da te. Da dove nasce questo progetto?
“È nato dall’incontro con Carlo Del Bono, che ho conosciuto tramite la musica e ci siamo scambiati tante idee. Avevamo deciso di realizzare un video semplicissimo, infatti, sono presenti animazioni molto basiche proprio perché la loro musica è talmente tanto pulita e fatta di parole chiare che non volevamo che un video la sovrastasse; bensì il nostro obiettivo riguardava la realizzazione di un video che accompagnasse la musica stessa. Quindi, all’inizio, abbiamo deciso semplicemente di animare la copertina già esistente. I colori, leggermente monocromatici, seguono proprio il sound della musica, al di là delle parole.
L’unico messaggio chiaro del video – pur sempre a libera interpretazione – è il fatto che, prima o poi, tutti attraversiamo la tempesta, quello che cambia è il modo con cui affrontarla. Nonostante tutte le nuvole, il sole c’è sempre, è imprescindibile, bisogna solo capire come affrontare la situazione. Questo è il significato base però ognuno può interpretarlo come vuole. Inoltre, io credo nella libertà di interpretazione perché la musica è bella proprio quando consente la libera interpretazione. Ad esempio, una persona può appassionarsi a un quadro perché gli conferisce una propria interpretazione, perfetta per lui.”

Perché questo titolo “Io sono ovunque”?
“Premetto che io sono arrivata a progetto musicale già concluso. Da ascoltatrice, confrontandomi con loro, potrei dire che il significato risiedeva proprio nel concetto di “Io sono tutto e non sono niente”. Riguarda una scelta di vivere e un particolare modo di guardare le cose.”

Da cosa ti lasci ispirare nelle tue produzioni artistiche?
“Quando sono commissionate cerco sempre di immedesimarmi nella persona. Quando, invece, realizzo delle mie produzioni libere mi lascio ispirare dal momento. In ogni caso, la natura e gli istinti mi ispirano sempre.”

Hai dovuto superare delle difficoltà?
“Lavorare nel cinema non è facile perché bisogna interfacciarsi quotidianamente con una situazione di stress, dai possibili ritardi agli errori. Dal momento che il cinema è fatto di tasselli, non esiste l’ultimo ruolo della catena perché anche l’errore del più piccolo ricade su tutti, dunque ognuno ha la stessa importanza. È un’esperienza che mi ha formata, sin da piccola, anche a livello personale. Nonostante le difficoltà di un ambiente prevalente maschile, ho avuto la fortuna di vivere situazioni sempre belle e sane.”

C’è un ricordo che porti nel cuore?
“Sicuramente, in primis tutti i momenti in cui ho suonato con le mie sorelle. Inoltre, porto nel cuore un ricordo d’infanzia che mi ha formata e che mi ha diramata in tutte le esperienze. Da piccola, a Natale, ho ricevuto come regalo un cagnolino che è diventato, sin da subito, un punto di riferimento: mi ha insegnato tantissimi valori e mi ha avvicinato al mondo della natura. Non a caso, quando dipingo o faccio cinema mi rendo conto che, la maggior parte delle volte, osservo il mondo da un punto di vista naturale.“

Il tuo più grande sogno?
“Ne ho tantissimi. Non sono brava ad esprimere uno stato d’animo a parole ma solo a livello visivo, per questo credo che il mio sogno base sia la regia. Tra le tante cose penso sia il mio mezzo espressivo più naturale possibile.“

Progetti futuri?
“Adesso sto cercando i finanziamenti per un film che ho scritto e sto collaborando con un produttore tedesco. Speriamo bene, ci tengo tanto a questo progetto.”

Il tuo estro artistico è stato tramandato dalla tua famiglia?
“Sì, mia madre è una persona artistica, che vive in modo poetico. Entrambi i miei genitori dipingevano e hanno sempre spronato sia me che le mie sorelle a vedere oltre le cose. Da quando siamo piccole abbiamo sperimentato diversi tipi di espressione. Una bella fortuna ma anche una condanna perché non riuscirei mai a lavorare in un ufficio adesso – ride.”

Quanto ha inciso la scomparsa di tua zia nella tua crescita?
“Mio padre ci ha spinto verso la musica e lui era molto legato a mia zia che, tra l’altro, suonava benissimo il pianoforte e il flauto. Era molto dedita alla musica. Grazie ai racconti di mia nonna e della mia famiglia in generale, è come se la conoscessi, sebbene io non l’abbia mai conosciuta in prima persona. E sin da piccolina, magari un po’ inconsciamente, mi sono ritrovata a pensare a lei: una persona, che magari poteva essere una ragazza esattamente identica a me, con i miei stessi gusti, a cui, però, è stata negata la possibilità di vivere, di fare le proprie scelte, di esprimersi in qualunque modo – con la musica, ad esempio. Forse questo mi ha spinta a voler fare veramente di tutto per portare avanti le mie passioni.”

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