di Cristina Caruso
Il trattamento di prima scelta nel diabete mellito tipo 2 è la metformina, a dosi crescenti a seconda delle necessità fino ad un massimo di 3 mg al giorno, che riesce a mantenere un buon controllo della glicemia.
La sua azione farmacologica si svolge a livello periferico, stimolando l’utilizzazione del glucosio da parte di muscoli, fegato e tessuto adiposo. Però non sempre da sola basta. Di conseguenza ci si deve aggiungere un altro farmaco, che può essere una sulfanilurea, che stimola la secrezione di insulina da parte delle beta cellule pancreatiche e quindi favorisce le ipoglicemie, o l’acarbosio, un inibitore dell’assorbimento del glucosio. Ovviamente questi trattamenti vengono somministrati prima di dover ricorrere all’insulina eterologa per via sottocutanea. Un farmaco di recente introduzione è la linagliptina, un inibitore della dipeptidil peptidasi IV, aumentando i livelli circolanti di incretine GLP-1 e GIP che riducono la secrezione di glucagone, abbassa la glicemia e fa aumentare la secrezione di insulina.
L’aggiunta di una sulfanilurea (Gliben, Glibomet, Gliconorm, Diamicron, Diabrezide) alla metformina è il primo passo oltre la sola metformina e migliora il controllo glicemico, ma può determinare ipoglicemie e aumento ponderale. Lo scopo di questo trial, pubblicato su The Lancet qualche giorno fa, è di confrontare la linagliptina contro una comune sulfanilurea (glimepiride). Si tratta di uno studio a doppio cieco di non inferiorità, su due gruppi paralleli seguiti in due anni, di pazienti con diabete mellito tipo 2 ed emoglobina glicata (HbA1c) compresa tra 6.5 e 10.0 % in trattamento solo con metformina o con aggiunta altri antidiabetici orali, assegnati in modo randomizzato (1:1) grazie ad una sequenza random su computer. Un gruppo ha assunto linagliptina 5 mg una volta al giorno e l’altro glimepiride 1-4 mg una volta al giorno. L’endpoint primario è stata la variazione dell’HbA1c dal tempo zero alla settimana 104.
777 i pazienti randomizzati assegnati al braccio linagliptina e 775 al braccio glimepiride; 764 e 755 sono stati inclusi nell’analisi statistica. La diminuzione dell’HbA1c (valore basale 7,69% in entrambi i gruppi) è stata simile nei pazienti in trattamento con linagliptina (-0,16%) e con glimepiride (-0,36%), dimostrando il predefinito criterio di non-inferiorità di 0,35%. Pochi i partecipati che hanno registrato fenomeni di ipoglicemia (58 di 776, il 7%; e 280 di 775, 36%) o severa ipoglicemia (rispettivamente 1 e 12) nel gruppo linagliptina rispetto alla glimepiride. Linagliptina è stata associata inoltre ad una minor insorgenza di eventi cardiovascolari: 12 contro 26 pazienti rispettivamente, RR 0,46, 95% IC 0,23-0,91, p=0,0213)
In conclusione, i risultati di questo trial anticipano l’evidenza clinica e l’efficacia tra diversi trattamenti disponibili in pazienti con diabete mellito tipo 2. Tutto ciò può migliorare le scelte terapeutiche quando la metformina da sola non basta.
Parole chiave Medicina 30-06-2012 linagliptina, diabete mellito, metformina


