di Luca Marrone
È di nuovo in libertà e farà presto ritorno in Francia il serial killer Charles Sobhraj.
Si trovava in un carcere di massima sicurezza del Nepal dal 2003, dove stava scontando l’ultima delle condanne inflittegli: 19 anni per l’omicidio di due turisti avvenuto a Kathmandu nel 1975. Motivo del rilascio, problemi di salute. Lo ha stabilito la Corte Suprema del Nepal (secondo i giudici, “tenerlo ancora in prigione non è rispettoso dei diritti umani”). Nel 2017, Sobhraj ha subito una delicata operazione al cuore e negli anni successivi è stato sempre sottoposto a cure per i problemi cardiaci di cui soffre. Dunque, rende noto il suo legale Gopal Shiwakoti Chintan, “una volta portato all’Immigrazione, si deciderà cosa accadrà. Ha un problema cardiaco, vuole essere curato all’ospedale di Gangalal.” L’uomo dovrà infatti sottoporsi a un intervento a cuore aperto. Una legge nepalese consente il rilascio dei detenuti costretti a letto che abbiano scontato il 75% della condanna.
Nato nel 1944, cresciuto in Francia, Sobhraj è figlio di un sarto indiano di base a Saigon (all’epoca, sotto il controllo francese) e di una commessa vietnamita. È cresciuto con il nuovo compagno della madre, un tenente dell’esercito francese di stanza in Vietnam, che lo ha adottato, permettendogli di acquisire la nazionalità francese. Al seguito del padre adottivo, si è poi spostato in Indocina dove, nel 1963, è stato condannato una prima volta, per furto.
Serial killer e truffatore, ha concentrato la sua attenzione sui turisti che, negli anni Settanta, viaggiavano lungo il “sentiero degli hippy”, il cammino che da Occidente porta a Oriente, passando per Turchia e Iran fino alla Thailandia, lungo il quale si avventuravano molti giovani alla ricerca di “pace e libertà”.
Sobhraj era conosciuto come “Bikini Killer”, per l’abbigliamento di molte delle sue vittime, o come “Splitting Killer” e “Serpent”, a causa della sua non comune capacità di sottrarsi alla cattura. Si ritiene che abbia ucciso almeno venti persone, di cui quattordici in Thailandia. È stato condannato e incarcerato in India dal 1976 al 1997.
Dopo il suo rilascio, è tornato a Parigi, dove è divenuto un personaggio pubblico, concedendo interviste per ingenti somme. Nel 2003, Sobhraj ha quindi fatto ritorno in Nepal, dove è stato fermato e condannato per l’uccisione, appunto, dei due turisti a Kathmandu.
Discusse dai criminologi le ragioni che lo inducevano a uccidere. A differenza di molti criminali violenti, Sobhraj non sembrava agire cedendo a impulsi incontrollabili. Si è ipotizzato che soffrisse di disturbo antisociale di personalità o di una forma di psicopatia. Secondo taluni, potrebbe aver agito mosso da un profondo odio nei confronti degli hippy, che sembra considerasse solo dei figli di papà privilegiati alla ricerca di emozioni forti. In tal senso, il soggetto potrebbe forse ascriversi alla categoria del serial killer missionario, che si ritiene investito appunto della missione di punire, uccidendole, specifiche tipologie di soggetti.
La sua vicenda è stata riproposta in quattro biografie, tre documentari, nel film indiano Main Aur Charles, diretto nel 2015 da Prawaal Raman e nella serie The Serpent, prodotta dalla BBC e Netflix del 2021.
