Sul fronte migranti è in atto un braccio di ferro tra esecutivo e ong.
Continua la linea dura dell’esecutivo sul tema immigrazione e sicurezza. Uomini no; donne, minori e fragili sì. È questa la scelta decisa dal governo italiano per far fronte alle emergenze nei porti siciliani presi d’assalto in queste ore dalle navi delle organizzazioni umanitarie .
Con la direttiva firmata da tre ministri (Salvini, Crosetto e Piantedosi), verrà consentito alla Humanity 1 e alla Rise Above di restare in rada solo per il breve tempo dei necessari controlli medici a bordo volti a “a fare una selezione” dei soggetti ritenuto idonei allo sbarco. Terminato il controllo, per l’equipaggio e quella parte di soggetti composta per lo più uomini giovani in buone condizioni di salute, è ordinato l’immediato abbandono delle acque territoriali italiane e il rientro in acque internazionali.
“L’Italia non è il campo profughi d’Europa”, rivendicano gli alleati di governo.
Politica dei porti chiusi
Che ci sarebbe stato un cambio di rotta in materia di immigrazione con il nuovo governo di centrodestra era abbastanza prevedibile, eppure quello che sta succedendo a largo delle coste siciliane sta mettendo a dura prova il nuovo esecutivo e le autorità, a causa di un concatenarsi di situazioni che hanno portato alla presenza nel canale di Sicilia di numerose navi di varie organizzazioni umanitarie, cariche di profughi, che chiedono insistentemente un porto sicuro. Parliamo di imbarcazioni molto grandi, ciascuna delle quali trasporta centinaia di persone.
La conclamata e perenne indifferenza dell’Europa
Ong che sono in navigazione da giorni nel mar Mediterraneo, e sulle quali era scattato da subito il monito del governo. A partire dal divieto di ingresso in acque territoriali italiana notificato dal ministro dell’interno Piantedosi ormai una settimana fa e la richiesta ufficiale effettuata dalla Farnesina al governo di Berlino con la quale si manifestava l’indisponibilità dell’Italia allo concessione sbarco per queste navi battenti bandiera tedesca (in particolare Humanity 1 e Rise Above). Eppure anche questa volta si è concretizzata quella che ormai è una prassi consuetudinaria e che vede l’Italia, dover fronteggiare ancora da sola quello che è uno dei problemi più drammatici del nostro tempo e che rischia di aggravarsi ulteriormente nel corso dei prossimi anni.
Germania e Olanda (quest’ultima cui fa riferimento la nave umanitaria Ocean Viking), si sono categoricamente rifiutate di farsi carico di queste navi battenti la loro bandiera e quindi della massa di esseri umani che trasportano, demandando all’Italia la responsabilità della gestione dell’accoglienza, in virtù “del principio del porto più vicino”, e anzi redarguendo il governo di Roma sulla necessità di un’accoglienza veloce, invitando a “fare presto”.
Cosa dice il diritto internazionale del mare
Eppure ricordiamo che la bandiera di una nave consiste in una vera e propria estensione dello Stato medesimo e quindi l’equipaggio deve anche rispondere alla giurisdizione dello stesso e che, in evidenza di ciò, al momento i disperati a bordo si trovano a tutti gli effetti su territorio rispettivamente tedesco e olandese. I governi di Oslo e Berlino, dal canto loro, fanno orecchie da mercante e citano il trattato di Dublino del 2007, firmato dal governo Prodi e che ha penalizzato terribilmente l’Italia sul fronte immigrazione, in quanto prevede che la domanda di asilo del migrante vada posta nel Paese di primo approdo, travolgendo così inevitabilmente il nostro Paese e tutti quegli Stati che si affacciano sul Mediterraneo come Malta, Cipro e Grecia. Eppure è su un’altra chiave di lettura delle norme previste dallo stesso trattato che cerca di far leva il governo Meloni, marcando un aspetto che nessuno dei precedenti esecutivi aveva valutato e che cavalca una diatriba tra giuristi ed esperti di diritto internazionale: secondo una parte della dottrina infatti, la disposizione, citando testualmente la parola “territorio”, andrebbe valutata nell’ottica che il Paese di primo approdo debba essere considerato quello di bandiera esposto dalla nave e quindi in suddetto andrà formalizzata la richiesta di asilo. E pertanto non è da intendersi con “approdo” il territorio dello stato su cui il soggetto approda a livello fisico di terraferma.
L’equipaggio di Humanity 1 si ribella all’Italia
Il comandante della nave tedesca si ribella nel frattempo all’ordine imposto dalle autorità italiane. Infatti dopo che il sopralluogo del personale sanitario ha accertato la presenza di 35 persone in stato di ottima salute e non bisognosi di assistenza e cure, erano tenuti, secondo la direttiva del Viminale, ad allontanarsi dall’Italia e tornare in acque internazionali.
Ma il comandante ha già dichiarato che non andrà via, che non lascerà il porto di Catania finché non sbarcheranno anche i restanti 35 profughi . Tant’è che l’equipaggio dell’ imbarcazione ha già fatto ricorso al TAR rendendo quindi la situazione abbastanza ingarbugliata anche dal punto di vista giuridico.
La procura di Catania indaga
Intanto la Procura di Catania apre un’inchiesta sulla possibilità della presenza di eventuali scafisti su nave Humanity 1. Le indagini su cui la squadra mobile intende concentrarsi mirano a individuare se tra le i naufraghi a bordo vi siano componenti dell’equipaggio delle due barche soccorse dalla ong tedesca nel Mediterraneo.

