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È il giorno della verità in Brasile.
Oggi, domenica 30 Ottobre, è previsto il ballottaggio delle elezioni che determineranno il nome del prossimo Presidente.
Una sfida elettorale attesissima e particolarmente accesa, che per certi aspetti ricorda molto le elezioni presidenziali USA 2020.
La società brasiliana arriva all’appuntamento del ballottaggio drammaticamente polarizzata e divisa su posizioni opposte, contrarie e
inconciliabili rispetto a due modi di vedere
il mondo, la società, l’economia e la vita.
Tanto che già al primo turno entrambi i
candidati hanno raccolto il maggior
numero di voti della propria storia
personale.
Due personaggi estremamente divisivi, molto amati o molto odiati, non c’è via di mezzo, che hanno impostato la campagna elettorale più sullo scontro personale che sui contenuti.
Da una parte il leader del partito della destra ultracattolica e conservatrice, nonché Presidente uscente, Jair Bolsonaro;
Dall’altra il leader del partito dei lavoratori ed esponente della sinistra progressista, Lula (agli atti Luiz Iniacio Lula da Silva).
È un voto su cui si concentrano gli occhi del mondo, vista l’importanza strategica e commerciale del Brasile, prima economia del Sudamerica, 220 milioni di abitanti e decima economia mondiale.
Il Brasile è un Paese meno in sofferenza sul piano economico rispetto a tutti gli altri dell’America Latina. L’inflazione è a livelli tutto sommato contenuti ed il pil continua a crescere.
Il primo turno, tenutosi quattro settimane fa, ha visto l’affermazione di Lula per cinque punti percentuali, equivalente a circa cinque milioni di voti.
Tuttavia l’esito è stato molto sorprendente, visto che tutte le proiezioni degli istituti addetti ai sondaggi preannunciavano un vantaggio molto più largo ed il fatto che non ci sarebbe stata partita con la vittoria del leader della sinistra data per scontata.
I sondaggi infatti prevedevano un’affermazione di Lula con un un gap molto ampio, che oscillava tra i tredici ed i diciotto punti.
Lula, che rimane comunque favorito, è già stato Presidente dal 2003 al 2011. Originario del Pernmbuco, ex sindacalista, fu arrestato nel 2018 con l’accusa di aver ricevuto denaro dalla Petrobras, compagnia petrolifera di bandiera brasiliana (l’equivalente dell’ Eni per l’Italia). Scarcerato nel 2019 viene definitivamente prosciolto da ogni accusa dal tribunale supremo federale il 7 marzo 2021, tornando così eleggibile e riacquisendo i suoi diritti politici, ha promesso forti investimenti sulla scuola e la sanità,misure sostenere delle fasce più indigenti ed una poltica ambientalista con l’intenzione di puntare maggiormente sulle fonti rinnovabili.
Bolsonaro, attuale Presidente, ex capo dell’esercito e leader del partito di destra liberal-conservatore. Anche lui in passato colpito da guai giudiziari ed incarcerato per un breve periodo, fu vittima anche di un attentato nel 2018, durante la campagna elettorale della precedente tornata elettorale, che poi vinse, quando un militante della sinistra radicale gli sparò, fortunamente ferendolo di striscio.
Appoggiato e molto amato da una consistente fetta della popolazione, poco stimato all’estero per via della sua gestione della pandemia e la deforestazione dell’Amazzonia.
Conosciuto l’esito dello scrutinio del primo turno, lo stesso Bolsonaro ha detto di aver
“sconfitto le bugie dei sondaggi”, già
oggetto di critiche in occasione delle più
sfavorevoli pubblicazioni.
Bolsonaro gode del sostegno fedele e in gran misura incondizionato di alcune componenti importanti dell’elettorato e della società brasiliana: il settore agroindustriale e dell’allevamento, quello della sicurezza pubblica e privata, i rappresentanti dei camionisti e dei tassisti, le comunita religiose evangeliche pentecostali.
Stavolta le rilevazioni sono molte più caute e sembrano anzi orientate verso un esito incerto, con Bolsonaro dato in recupero. Lula, dal canto suo, si dice già sicuro della vittoria contando sul fatto che cinque milioni di voti di scarto emersi al primo turno siano irrecuperabili in così poco tempo.
Ed effettivamente in questo scenario è difficile pensare a un significativo “travaso’ di voti da un candidato all’altro proprio negli ultimi scampoli della campagna elettorale.
Per sapere questa verità non resta che attendere appena qualche ora.