Moriva oggi Luciano Pavarotti, nel 2007, colpito da un tumore al pancreas: tenore che ha segnato profondamente il mondo musicale italiano. Attraverso la sua musica, ricordiamo la lunga tradizione della comunicazione musicale e della lingua italiana che Pavarotti ha celebrato davanti a tantissime generazioni. Basti pensare al celebre “Vincerò” nello spot per la coppa del mondo del 1990, con un formidabile “do di petto”, ispirato a un’aria di Turandot di Puccini chiamata in origine “Nessun dorma”
Soprannominato “Il Maestro”, la passione per il canto e per la musica gli era stata trasmessa dal padre. Dapprima aveva lavorato come docente, pur continuando a esercitarsi con i suoi modelli di riferimento, quai il tenore Arrigo Pola e il maestro Ettore Campogalliani, perfezionando la tecnica del fraseggio e della concentrazione. Il primo debutto risale al 1955 in Galles, quando si esibì col padre per il Festival di Liangollen.
Nel 1961 interpretò con successo il ruolo di Rodolfo ne La Boheme di Puccini al Teatro Regionale di Reggio Emilia. Nel 1965 si esibì a Milano, al teatro Alla Scala. Successivamente approdò anche negli Stati Uniti, esibendosi nei maggiori e prestigiosi teatri. Si dilettò nel partecipare ad un terzetto insieme ai tenori Jose Carreras e Placido Domingo, alle terme di Caracalla, in un concerto di grande successo mondiale, organizzato per la finale dei campionati del mondo del 1990. Quattro anni dopo il terzetto si esibì anche a Los Angeles, in onore della finale del campionato del mondo Usa 94.
“Big Luciano” resta un pilastro nel mondo della musica, con il suo estro lirico che oscilla tra lirica, pop e rock.
Nella dichiarazione apparsa il giorno dopo la sua morte risuonano le sue parole: “Penso che una vita per la musica sia un’esistenza spesa meravigliosamente”.