Troppo spesso forse tutti noi consideriamo i calciatori degli esseri superiori,quasi non reali ma in essi albergano le stesse emozioni e gli stessi stati d’animo di tutti noi, che dietro ad un computer o davanti ad una televisione passiamo il nostro tempo a gioire ed esultare ad ogni loro prestazione.
Ancora oggi soffermandoci sugli occhi di un tifoso bianconero potevamo notare la gioia di potere ammirare Cristiano Ronaldo con la maglia Juventina.
Era il 15 luglio del 2018 quando CR7 sbarcó per la prima volta all’aeroporto di Torino Caselle sommerso dalla gioia di tutti gli amanti della vecchia signora.
100 milioni di euro per strapparlo al Real Madrid ed un ingaggio faraonico di 30 milioni netti a stagione rappresentavano un messaggio chiaro ed inequivocabile: vogliamo fare il salto di qualità e vincere la tanto desiderata Champions League. Allegri, Sarri, Pirlo: soltanto con il primo la Juventus ha superato gli ottavi di finale della principale competizione europea, dovendosi accontentare però soltanto dell’euforia di veder Cristiano mostrare “los huevos” al Cholo Simeone in un Allianz ai suoi piedi, briciole in poche parole.
Cristiano ha comunicato la volontà di andarsene ed in poche ore ha fatto le valigie, “Lui se ne va, la Juventus rimane” ha commentato Allegri (che nel frattempo è tornato sulla panchina della vecchia signora).
Ma Cristiano e la Juventus hanno fallito la loro missione? Le champions non si vincono con un solo giocatore e neanche il più forte di tutti può farci nulla: questo è uno sport di squadra, piaccia o non piaccia. Quando Rafa Nadal impugna la sua Babolat e scende i gradini del Philippe Chatrier sa che dipenderà soltanto da lui, quando un calciatore si allaccia gli scarpini ed entra in campo sa (o forse dovrebbe sapere) che dipenderà da lui ed altri 10.
Cristiano ha segnato 101 gol in tre anni, contribuendo ad arricchire la bacheca Juventina con 2 scudetti, 1 coppa Italia ed una Supercoppa. È venuto per decidere le partite europee e non ha deluso: Tripletta all’Atletico, gol (da favola) al Manchester United, doppietta al Camp Nou e doppietta all’Allianz contro il Lione.
Calcisticamente i dati sono inequivocabili, Cristiano anche in Italia è stato un marziano.
La sfortuna ha avuto un ruolo straordinariamente importante in questo rapporto; il Covid ha stravolto tutto, la società piemontese si è trovata con l’acqua alla gola e il cartellino del portoghese è diventato un mattone troppo difficile e pesante da gestire.
In tre anni c’è una cosa che Cristiano però non ha imparato, la Juventus è e sarà sempre un qualcosa di più grande del suo egocentrismo, una fede che solo chi indossa quei colori può capire. Una società gloriosa, storica e rispettosa come quella piemontese non si è fatta mettere i piedi in testa dalla “azienda” Ronaldo: “Te ne vai ma alle nostre condizioni, non faremo una minusvalenza per te”, a proposito Chapeau Maurizio Arrivabene e Federico Cherubini.
La puzza di bruciato c’era e la dirigenza Juventina l’ha fiutata, convocando Mendes e mettendo alle strette il suo assistito.
Ed ora? Ora il bilancio respira, si torna a giocare con maggiore cattiveria e una grande certezza: La Juventus c’è e vincerà.
La certezza si chiama Max Allegri che anche ieri ha dimostrato la sua mostruosa bravura comunicativa e la sua immensa intelligenza aziendale: Calma, state tranquilli.
Calma tifosi Juventini, magari il destino riserverà qualche sopresa nei futuri sorteggi europei.