Giorgia, 33 anni positiva al Covid-19,era rientrata il 13 agosto da una vacanza in Spagna ed era atterrata all’aeroporto di Fiumicino. Aveva viaggiato in compagnia della mamma sull’aereo Low Cost.
“Un incubo, nessuno con la mascherina, nessun controllo,nessun’ attenzione” ricorda. Tre giorni dopo il suo rientro, una dottoressa la chiama facendole presente che è positiva, quest’ultima le dice di non preoccuparsi che sarebbe stata seguita nei giorni successivi fini ai prossimi tamponi. Giorgia racconta che non è stato così . “ Quel medico mi disse di stare tranquilla,in isolamento a casa,che sarei stata monitorata costantemente e che dopo 10 giorni mi avrebbero fatto il secondo tampone – spiega- invece i giorni sono passati e nessuno si è fatto sentire. Nel frattempo ho sviluppato i sintomi tipici del Covid, la febbre,la scomparsa del gusto e dell’olfatto e al tredicesimo giorno mi sono decisa a chiamare il mio medico di famiglia per farmi fare la ricetta per un nuovo tampone. Lui era meravigliato perché nessuno lo aveva informato del mio stato “.
Giorgia dunque si reca in autonomia nuovamente al Santa Maria della Pietà. “Quando chiedo al personale tempi e modi per effettuare il terzo tampone,la risposta è stata testuale : “ Boh, io non lo so, non so che dirle “.
tornata a casa , Giorgia ha ricevuto una chiamata da parte dell’Asl “nella quale si scusavano per non aver neanche ricevuto la segnalazione da parte della dottoressa che mi aveva dato la notizia del mio essere positiva al Covid-19.