D8743C72-6731-4A43-ABC1-02592A34BD39Un anno fa ci lasciava Mario Cerciello Rega, Il vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri di Piazza Farnese (Roma), il quale è stato ucciso la mattina del 26 luglio 2019 con ben 11 coltellate dopo essere stato aggredito da due studenti americani, Lee Finnegan Elder e Gabriel Natale-Hjorth, che erano in vacanza a Roma.  I due sono stati arrestati in albergo poche ore dopo l’accaduto. Sulla base di quanto appreso dalle ricostruzioni Elder ha accoltellato Cerciello, mentre Hjorth lo ha aiutato a nascondere l’arma che è stata poi trovata nel controsoffitto della loro camera d’albergo a 100 metri dall’omicidio avvenuto in Prati, un quartiere del centro di Roma.
Ma andiamo in ordine: i due ragazzi quella sera, 15 minuti dopo la mezzanotte si recano in piazza Trilussa a Trastevere e cercano di acquistare droga. Stesso li discutono con due pusher. Verso l’1 si recano in piazza Mastai, sempre a Trastevere. C’è un video che li riprende e si vede Sergio  Brugiatelli, il presunto spacciatore il quale spinge una bicicletta a mano. Nel giro di poco i due americani scappano dopo aver rubato uno zaino, lo stesso che prima aveva sulle spalle Brugiatelli e quest’ultimo li segue . All’1,30 di notte, i due americani rientrano in hotel. Un’ora dopo escono dall’albergo per incontrare Brugiatelli. Erano disposti a restituire lo zaino in cambio di una dose di cocaina e 80 euro.
Alle 3 parte l’ultima telefonata a Brugiatelli. A quel punto, i due si incontrano con il vicebrigadiere Cerciello Rega e il collega Varriale, che si sono presentati all’appuntamento al posto di Brugiatelli. Non ci sono telecamere all’incrocio di via Pietro Cossa ma in base alla ricostruzione fatta dagli inquirenti Mario Cerciello Rega viene colpito da 11 coltellate in soli 32 secondi.
Fin dall’inizio, però, la storia ha mostrato contorni poco chiari accompagnati da tante tesi e tanti dubbi . A partire dall’accusa nei confronti di cittadini africani immediatamente dopo la notizia della morte di Cerciello, per poi proseguire al mistero dei due carabinieri che erano andati all’appuntamento senza armi  e alle smentite del comando di Roma su questioni rivelatesi invece poi vere. A proposito della pistola, lo scorso settembre è stato indagato il comandante di Cerciello per falso. Il capo della stazione farnese, Sandro Ottaviani, avrebbe  mentito perché, come si è scoperto di conseguenza all’omicidio, quella notte Cerciello Rega non era solo a non avere con sé la pistola d’ordinanza ma anche il collega Varriale, il quale inizialmente aveva sostenuto il contrario. Il 26 febbraio inizia il processo davanti alla Corte di Assise del Tribunale di Roma.
In aula presenti i due americani e la vedova del carabiniere ucciso. Elder Finnegan Lee confessa di aver accoltellato a morte Mario Cerciello Rega. L’altro americano, Natale Hjorth, al giudice comunica che loro quella notte non sapevano che Cerciello fosse un carabiniere. A giugno si scopre che l’uomo che ha venduto la droga agli americani era un informatore delle forze dell’ordine. Sergio Brugiatelli davanti ai giudici dice: “gli devo la vita, se non ci fosse stato lui sarei morto io al suo posto”. Al vaglio dei giudici, le telefonate, le intercettazioni, tra cui anche la chiamata al 112 che è stata ascoltata in aula nell’udienza del 15 luglio. E la telefonata disperata del collega che era con lui in via Pietro Cossa, Andrea Varriale, che chiamava i soccorsi. Poi c’è l’audio sull’accordo tra carabinieri di non parlare dell’ordine di servizio di quella sera. E questo è solo l’ultimo dei tanti a cui si sta cercando di dare una risposta.