di Federico Cirillo
Un vero e proprio “schiaffo” al papato e alla Chiesa, quello che la SNAP, rete statunitense delle vittime di abusi da parte dei sacerdoti, e il “Center for Costitutional Right” hanno deciso di sferrare in maniera decisa, presentando la richiesta di denuncia per delitti contro l’umanità alla corte di giustizia dell’Aja. Destinatario di questa azione legale, è niente meno che Papa Benedetto XVI e il cardinale Tarcisio Bertone, segretario dello Stato Vaticano. No, questa volta non riguarda una qualche Bolla pontifica, come quella che causò il gesto di sfida nel 1303, nella cittadina di Anagni, da parte di Sciarra Colonna, ma qualcosa che, da quasi due anni a questa parte, fa discutere e riflettere: secondo le due organizzazioni, infatti, il Papa e gli alti prelati, avrebbero coperto i reati di abusi commessi a danni dei minori. Ben ventimila pagine di dossier, nelle quali si accusa il Vaticano di tollerare abusi e molestie sui minori di tutto il mondo, in particolare riguardanti cinque casi avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da preti di nazionalità belga, indiana e statunitense.
Nella denuncia, si legge, è richiesto alla Corte penale internazionale, di «incriminare il Papa» per la sua « diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l’umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo». La speranza delle associazioni è, quantomeno, quella di poter aprire un’indagine preliminare, per verificare se il caso rientri o meno nella giurisdizione della Corte dell’Aja che, in base al trattato costitutivo sottoscritto nel 2002, si occupa proprio dei presunti responsabili di crimini contro l’umanità. Una vicenda senza precedenti, che farà sicuramente discutere a lungo e la quale, per il momento, non trova alcuna risposta pronta da parte della Santa Sede, tranne una dichiarazione del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, raccolta dall’Avvenire: «Qui c’è, dobbiamo dirlo molto concretamente, il solito tentativo anti-cattolico che tende in qualche maniera a offuscare un’immagine che, dal punto di vista umano, è quanto di più prestigioso abbiamo nella nostra società. Se c’è un amante dell’umanità, per vocazione insita al proprio essere cristiano e per formazione anche culturale e sociale, questo è l’attuale Papa». Ora la “palla” passa nelle mani del tribunale dell’Aja, il quale dovrà decidere se accogliere o meno le richieste presentate dai ricorrenti ma, fonti vicine alla Corte penale hanno fatto sapere che il Tribunale ha si intenzione di esaminare l’istanza, ma che risulterà comunque difficile che essa possa rientrare nella casistica dei crimini contro l’umanità. Essa, è stato precisato, è nata con il trattato di Roma del 1957 che è stato sottoscritto da Italia e Olanda, ma non da Stati Uniti e Vaticano. Non è, comunque, la prima volta che si discute di un’incriminazione a carico di Benedetto XVI: lo scorso 23 febbraio, infatti, due avvocati tedeschi presentarono un’altra denuncia per crimini contro l’umanità a suo carico, sempre presso la Corte penale internazionale dell’Aja.


