di Valeria Davide
Un caso rarissimo, così gli esperti hanno definito la morte di una bambina di quattro anni per malaria celebrale di cui nessuno riesce a spiegarsi come possa averla contratta.
Tante ipotesi e tanti dubbi sulla morte di Sofia; era stata ricoverata a Trento per una febbre molto alta, poi quando l’emocromo ha fatto sospettare un caso di malaria è stata trasferita con un elisoccorso all’ospedale civile di Brescia, che oltre alla rianimazione pediatrica dispone anche di un reparto per le malattie tropicali. Inutili le cure poiché le condizioni cliniche della bambina erano già abbastanza serie al suo arrivo.
Tra le tesi, un possibile contagio all’interno dell’ospedale di Trento, ma su questo frenano gli esperti perché dicono che è ancora troppo presto per avanzare alcuna ipotesi in questa fase, ma bisognerà fare chiarezza ricostruendo le ultime ore di degenza della bambina e dei suoi sposatamenti perché come hanno riferito i genitori non sono mai stati in un paese considerato a rischio malaria.
Comunque è emerso che nell’ospedale di Trento erano ricoverati due fratellini affetti da malaria – ma non si trovavano nella stessa stanza di Sofia e per loro il decorso è stato superato positivamente. Le procure di Trento e di Brescia hanno aperto due inchieste sul caso e sono stati inviati ispettori e infettivologi che sono già al vaglio della situazione.
La ministra della salute Lorenzin spiega: «Dobbiamo accertare se c’è stato un contagio di sangue o se invece la malaria può essere stata contratta in altro modo». Se venisse confermato che il caso di malaria della bambina morta a Brescia è autoctono e trasmesso dalla zanzara sarebbe il primo da vent’anni. Lo conferma Giampiero Carosi, infettivologo dell’università di Brescia, secondo cui l’ipotesi più probabile è che una zanzara abbia punto qualcuno infetto, magari dopo un viaggio, e poi abbia trasmesso il plasmodio alla bimba.
L’istituto superiore di sanità rassicura però che non esiste alcun pericolo per la comunità e che si tratta di un caso isolato e rarissimo.