DI Valeria Davide
Adele De Vincenzi, una ragazza di sedici anni residente a Chiavari, è morta per una pasticca di Mdma – una potente metanfetamina detta droga «dello sballo».
La tragedia si compie nella serata di venerdì 30 luglio, nel quartiere genovese di Albaro.
La ragazza è in compagnia del fidanzato maggiorenne e una coppia con cui si riuniscono nell’appartamento, per poi assumere insieme la sostanza. Si dirigono nel centro storico a piedi , ma in via san Vincenzo, la ragazza collassa e gli amici avvertono i soccorsi. In un primo momento sembra essere solo svenuta, ma in poco tempo le condizioni diventano critiche e Adele entra in coma profondo. Vano l’intervento in ospedale dove tentano la rianimazione per circa un’ora, ma il suo cuore cede e la ragazza muore.
Gli agenti della squadra mobile, diretti dal primo dirigente Marco Cali, sono riusciti a individuare il responsabile che ha venduto la droga ai ragazzi: si tratta di un ragazzo di diciassette anni per cui è scattata la denuncia vista la minore età.
Il direttore del pronto soccorso Paolo Cremonesi lancia un appello: non esistono droghe leggere o pesanti; tutti gli stupefacenti sono pericolosi.
Una giovane vita spezzata dalla voglia di evasione rifugiandosi nei mortali anestetici delle emozioni, quelli che ti danno l’illusione di staccarti dalla mente e di fuggire dal mondo. Questo è stato il caso di Adele, che dopo la morte della madre – avvenuta un anno fa – dichiarava il suo mal di vivere su Facebook.
Forse dell’accaduto dovremmo interrogarci su cosa abbiamo sbagliato con i nostri figli, cosa li spinge a voler giocare con la propria vita; forse dovremmo trovare più tempo per ascoltarli, per sapere come stanno invece di preoccuparci soltanto che «non gli manchi nulla», ma aiutarli a non perdersi in un’età che rende vulnerabili quando i riferimenti genitoriali per un motivo o un altro vengono a mancare.
Forse quella morte ci appartiene.