di Valeria Spirlì
Ha inaugurato lo scorso 4 Novembre la mostra “Cross the Border” all’interno della manifestazione Paratissima, un evento di riferimento, giunto alla sua XI edizione, nel panorama artistico nazionale.
La mostra, ideata e curata da Laura Carnemolla e Claudia Francisetti, ha vinto il premio NICE ( New Independent Curatorial Experience) come miglior curatela 2015. Per l’occasione siamo andati ad intervistare una delle due curatrici per capire cosa l’ha spinta a realizzare il suo progetto.
Come è nato questo tuo progetto artistico e perchè proprio il tema dell’immigrazione?
Sono storica dell’arte e da qualche tempo volevo approfondire il tema della curatela, dunque ho scelto di iscrivermi al corso per curatori Nice presso Paratissima a Torino. Eravamo 16 allievi, col compito di organizzare a fine corso 8 mostre, lavorando a coppia. Sin da subito ho scelto di sviluppare il tema della migrazione perchè mia intenzione era di sfruttare l’arte per parlare di questo argomento che a me sta molto a cuore. Il primo canale di ricerca nel selezionare gli artisti è stato proprio il database degli iscritti a Paratissima, tra cui abbiamo selezionato due persone. Tutto il resto è stato un lavoro di ricerca tramite internet fino ad arrivare a una sinergia di 13 artisti.
La mostra è stata intitolata “CROSS THE BORDER” spiegaci perchè questo titolo?
Cross the Border vuol dire letteralmente superare il confine e fa riferimento a tutte le migrazioni, gli spostamenti dei popoli che stanno attraversando il Mediterraneo, a costo della stessa vita; in particolare fa riferimento ai fatti di questa estate con lo spostamento delle genti che si è dipanato anche via terra e al muro eretto dall’Ungheria al confine con la Serbia. Un’ opera significativa in mostra era proprio un muro di tufo, alto due metri e sormontato da una rete di filo spinato con brandelli di vestiti che penzolavano dal filo accanto a un’apertura della rete, come se ci fosse un varco, uno squarcio. L’idea strutturale della mostra è che l’essere umano, come tutti gli altri esseri animali nasce migratore, esattamente come tutti gli animali che migrano in cerca di cibo e per cercare luoghi più accoglienti, cosi l’ essere umano da millenni si sposta sulla terra. La migrazione dunque è assolutamente un fatto ancestrale e naturale all’uomo e sulla base di questa idea il messaggio che volevamo trasmettere è di aprire le frontiere e lasciare che le persone siano libere di spostarsi, anche perchè la speranza è molto più forte di qualsiasi muro, confine o barriera che noi possiamo creare per difenderci da questa presunta invasione.
Si intuisce un desiderio di normalizzare la figura del profugo troppo spesso rappresentato in accezione negativa dai mass media. Tra le opere che hai curato qual’è quella che ti ha colpito di più in questo senso?
Le opere della mostra erano tutte molto taccanti, ma soprattutto una ha colpito l’attenzione del pubblico, ed è un’ installazione di Ignazio Fresu, Oggetti smarriti: 27 valigie di varie dimensioni, arrugginite ed immobili, rivestite di polvere di ferro, ruggine e ossidanti a provocare la sensazione che non sempre le partenze avvengono in maniera serena, spesso si scappa dalla guerra, dalla fame, dalle dittature e quindi tante persone sono costrette a lasciare all’istante i propri averi, le proprie case e tutto quello che si è accumulato. Un’ altra opera è un lavoro che di Fausto Segoni, un artista di Spoleto che ha ridisegnato la cartina dell’Italia e dell’Austria basandosi sugli spostamenti compiuti dalla popolazioni dall’età del paleolitico fino al basso medioevo, quindi un tempo molto antecedente a questo dramma che stiamo vivendo, per testimoniare che l’uomo si è sempre spostato e si sposterà sempre.
Credi che l’arte sia anche un veicolo di denuncia oltre che di unione e solidarietà per i popoli ?
Io vorrei sperare che l’arte da sola possa cambiare qualcosa però sicuramente può contribuire a incidere un messaggio nella psicologia delle persone, ovviamente è un grandissimo mezzo di comunicazione e sensibilizzazione esattamente come lo sono la televisione, il cinema, la letteratura. Quindi proprio per questo, mettendo da parte il mero gusto estetico, apprezzo maggiormente quel tipo di arte che scende in campo, che sceglie di sporcarsi le mani e stabilire da che parte stare. Per me l’arte non può essere un solo abbellimento di un salotto, non è quello che mi interessa, per me l’arte che conta è l’arte che denuncia e che suscita un sentimento diverso nell’opinione pubblica, del resto il ruolo dell’artista è anche questo scandalizzare, informare, sensibilizzare, smuovere le coscienze.
Tra gli 8 progetti curatoriali di N.I.C.E. tu hai vinto il premio come miglior lavoro di curatela, un buon inizio considerando che l’XI edizione di Paratissima ha registrato 47.568 visitatori in 5 giorni. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
La vittoria del premio NICE permetterà a me e Claudia di lavorare, durante la prossima edizione di Paratissima, alla curatela della mostra personale di Giorgio Tentolini, artista di Cremona, vincitore del premio Paratissima come miglior artista. Nel frattempo continuo i miei progetti di arte rivolta al sociale, sto collaborando con Officine Nove, associazione culturale che gestisce anche uno spazio espositivo, a Roma, con cui sto portando avanti molteplici progetti, tra i quali uno contro violenza sulle donne e dei progetti legati alla street art.
foto di Davide Bellucca


