Di V.P.

La pretesa di una liquidazione esorbitante in risposta ad un licenziamento operato di tutta fretta con un cambio di vertice. Un’azienda in crisi, eticamente prima ancora che finanziariamente, il cui dissesto economico si è intrecciato alle vicende giudiziarie in un circolo vizioso che non permette più di capire se il primo abbia causato le seconde o viceversa.Manager strapagati e servizi pubblici allo sbando, tanto da trasformare l’azienda del trasporto laziale su gomma in un “biscottificio” pronto a sfornare nuove nomine e incarichi prestigiosi, a prescindere dalla reale necessità di questi ultimi. Soprattutto, senza riguardi nei confronti di meritocrazia e buon senso. Vista in questo modo, gli ingredienti per confezionare un altro scandalo ci sono tutti, e la stampa li ha cotti a puntino. Va in scena così una puntata inedita dell’affaire Cotral, che accresce il suo appeal mediatico con un protagonista di tutto rispetto: Adriano Palozzi, Consigliere Regionale di Forza Italia ed ex Presidente, per l’appunto, di Cotral Spa, dimessosi nel 2013 dopo aver più volte puntato il dito contro sprechi e irregolarità interni alla gestione. Allarmi, quelli lanciati da Palozzi, che si sono tradotti nel tempo in una serie di interventi concreti volti a risanare i bilanci in rosso cui si era trovato difronte. Una situazione più che critica quella di Cotral, che l’ex numero uno della società non ha mai smesso di monitorare. Risale infatti a qualche mese fa il polverone sollevato dallo stesso Palozzi – in veste di Vice Presidente della Commissione regionale Trasporti – nei confronti dell’assunzione di un’addetta stampa, deliberata in data 5 marzo 2015 dal Cda in totale contraddizione con il parere negativo espresso dal Controllo della Regione Lazio. Uno stop che la dirigenza ha ritenuto opportuno valutare come mero contrattempo, prontamente aggirato tramite la formalizzazione di un contratto di “consulenza esterna”. Licenziata “pro-forma” il 24 marzo, la talentuosa risorsa è stata nuovamente arruolata il 24 aprile 2015, in qualità di vincitrice di una selezione mai pubblicata. Quest’incarico profumatamente oneroso, 60 mila euro annui, sarebbe spettato di diritto, invece, ad una dipendente Cotral titolata e meritevole, per la quale l’azienda avrebbe sostenuto il costo irrisorio di una riparametrazione retributiva. Episodio senz’altro singolare, dati i proclami di legalità, trasparenza e buon governo tanto sbandierati dalla neo-insediata Amalia Colaceci. Ancor più eccezionale il silenzio seguito alla vicenda, in un contesto in cui la giunta Zingaretti si è mostrata addirittura isterica nello smentire favoritismi e corruttele cresciuti in seno ai suoi palazzi. Nessuno ha osato però approfondire l’identità di Irene Bartolomeo, nuovo acquisto delle scuderie Cotral, arrivata così al dipartimento comunicazione su chiamata diretta. Ci ha pensato nei giorni scorsi Assotutela, “scoprendola” figlia del Sindaco di Formia, nonché compagna del cronista che ha fatto esplodere sui giornali il caso Palozzi. A quest’ultimo si rimprovera la consistente buonuscita firmata a beneficio dell’attuale ex Capo del personale d’azienda, Silvio Blasucci. Ottocentomila euro da corrispondere in caso di eventuale licenziamento, promessi in una lettera siglata dal Consigliere regionale che è oggi al vaglio di inquirenti e Guardia di Finanza. Lettera peraltro mai approvata dal Cda Cotral, che resta un atto d’indirizzo puramente formale e privo di qualunque effetto attuativo, cui è stata tributata un’attenzione clamorosa. Poca curiosità, di contro, per gli sviluppi del post-Blasucci, che a buon diritto reclama i danni della sua immotivata estromissione. A sostituirlo è stato l’ingegner Massimiliano Ronchi, risultato vincitore di una selezione e già titolare di un incarico di consulenza interno all’azienda, tributato direttamente dall’amministratore delegato senza previa autorizzazione del Cda. Dimessosi da consulente, Ronchi si è giustamente accomodato in poltrona dirigenziale, con buona pace del danno erariale causato dalla cacciata di Blasucci. Il gioco dell’effetto domino prosegue inesorabile: la nuovissima selezione approntata per rimpiazzare la consulenza dell’ingegnere uscente, ha arriso ancora una volta a un fido amico del solito amministratore delegato, del quale era già consulente. Tornando a Palozzi, secondo il pm, dagli atti emergerebbero “gravi indizi di reità” in ordine all’ipotesi di abuso d’ufficio, di cui il Consigliere FI si sarebbe macchiato accordando al Blasucci un’integrazione delle condizioni economiche e normative del contratto di lavoro. Valutazione basata – è bene sottolinearlo – sull’eventualità di un illecito, a sua volta motivata dal rinvenimento di un pezzo di carta che, senza il sigillo societario, resta lettera morta. Che si tratti di un’irregolarità o di un provvedimento legittimo operato dall’ex Presidente in considerazione delle necessità aziendali, comunque, lo deciderà la magistratura. Ma il processo mediatico pare aver già fatto il suo corso, con relativa infamante condanna. Una scenografia ben congegnata, che ha spostato sapientemente i riflettori su un’indagine ancora in corso, per spegnere le luci su fatti concreti e inquietanti. Come mai, ad esempio, la Colaceci non è chiamata a giustificare l’estromissione di un dipendente la cui liquidazione farà tremare i conti di Cotral, al pari delle sue assunzioni negoziate in fretta e furia?

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