Di V.P.
«Claudio hai problemi se facciamo il lotto pure co’ n’altra cordata e con te dentro?». Questa la proposta di Mario Monge della cooperativa II SOLCO a Claudio Caldarelli, uomo di fiducia di Salvatore Buzzi, così come riferita da lui stesso ad Alessandra Garrone, compagna del re delle cooperative. Lo si evince dalle intercettazioni ambientali operate dai ROS fra il maggio e il giugno del 2014, all’indomani della partecipazione fraudolenta di Buzzi e soci alla prima gara indetta dalla Regione Lazio per l’acquisto dei servizi CUP. In palio, 60 milioni di euro. Una cifra più che succulenta, che i protagonisti dell’inchiesta mondo di mezzo non potevano rischiare di farsi sfuggire. Tanto da concentrare ogni attenzione sui cavilli e i tecnicismi del regolamento, che andavano rispettati – almeno in apparenza formale – con scrupolo estremo. Pena l’esclusione dal bando. Non a caso, la Garrone replica immediatamente a Caldarelli «…annamo a fa’ due cordate co’ la stessa gara? Boh…». E’ quindi lo stesso Salvatore Buzzi a chiarire la necessità di ricorrere ad alleanze terze: «…ho incontrato tutta l’opposizione..ho incontrato Forza Italia, NCD e Fratelli d’Italia…e questo lotto se lo intesterebbero loro… quindi non po’ figurà 29 Giugno, deve figurà SOLCO co’ Formula Sociale… famo un accordo con una società che se vince Fros…». A questo punto le trascrizioni delle comunicazioni si interrompono in più passaggi con la dicitura “inc.”, ovvero “incompreso” da parte di chi sbobina i nastri. Ma è immediato intuire come l’accenno del dettaglio “Fros” stia ad indicare il centro unico prenotazioni della ASL di Frosinone, cui rimanda appunto il terzo dei lotti compreso nel bando gara su cui convergono le mire di mafia criminale. Ne segue una lunga disamina dei pro e contro dell’eventuale ricorso a un altro gruppo non meglio identificato, che culmina in data 19 settembre 2014 con la decisione finale comunicata da Buzzi nell’ufficio di via Pomona 63, in presenza di una misteriosa donna della quale, ad oggi, non è ancora dato conoscere l’identità. «Sinergie al 32% – annuncia Buzzi ai suoi – Gesan al 20% e Formula Sociale al 48%», ufficializzando i soggetti coinvolti nell’accordo e le rispettive percentuali di compartecipazione. Il 29 settembre 2014, la graduatoria definitiva della Commissione di gara aggiudica il terzo lotto alle ditte Gesan, consorziata di ATI, e RTI II SOLCO. All’ombra quest’ultima, su indicazione diretta di Buzzi, operano le cooperative Formula Sociale, e Sinergie, definita da Mario Monge, «una cooperativa interna “più di struttura” che lavorava come coordinatrice… cioè come capo progetto nella RMA come SOLCO… quindi lei sa un po’ bene tutte le cose…». Ma Sinergie è indipendente dal controllo esercitato da Buzzi sulla cooperativa SOLCO, e altro non sarebbe che la società di copertura di un anonimo gruppo che concorre, a partire dall’aggiudicazione del terzo lotto, alla spartizione dei proventi del CUP laziale. Socieà che, stando alle dichiarazioni del Monge, avrebbe già una notevole esperienza del settore sanitario, soprattutto nello specifico della ASL di Frosinone cui sarebbe anche adesso interessata. L’accordo così delineato avverrebbe però in concorrenza con quello proposto dalla concorrente ATI formata dalla capofila Capodarco diretta da Maurizio Marotta, anch’egli iscritto alla lista degli indagati nella seconda tranche di mafia capitale. Un conflitto d’interessi, questo, apparentemente insormontabile, tanto da far sfumare la vincita milionaria. A ben vedere, invece, proprio in virtù dell’intesa stabilita e della conoscenza del terzo lotto approfondita dal “gruppo X”, il sodalizio sarebbe poi riuscito a sbaragliare i concorrenti nella graduatoria del punteggio tecnico. Ma dove nascerebbe la contraddizione con ATI che tanto preoccupava Buzzi e soci, se non dalla compartecipazione di una stessa ditta ai subappalti di due cooperative concorrenti? Tutto fa pensare ad un medesimo polo operativo alleato della costellazione Sinergie, che è parte di un più esteso gruppo già vincitore di gare affini nella vicina Regione Abruzzo, e contemporaneamente inglobato nella partecipazione di ATI al terzo lotto con la Capodarco che gestisce i lotti delle ASL di Rieti e Latina. Una stessa società che, in tal modo, avrebbe dato luogo a una “turbativa nella turbativa”, garantendosi l’aggiudicazione di un lotto con la cupola di mafia capitale, e facendo anche affidamento sulla conoscenza dell’offerta presentata dal gruppo concorrente in quanto già formalmente partner di Capodarco. Condotta chiaramente contraria alla normativa del codice degli appalti, che vieta la partecipazione alla stessa gara per il tramite di società collegate agli stessi soggetti, in aperta violazione dei segreti d’ufficio e con conseguenti alterazioni nelle valutazioni finali della Commissione. A far supporre l’esistenza di questa società oscura ma comune sia a Gesan che a SOLCO, vi sarebbero inoltre significativi precedenti della stessa Gesan, che in passato aveva prestato i requisiti di avvalimento per la NIKE di Teramo nella gara del CUP abruzzese, successivamente esclusa dalla partecipazione a causa di precedenti giudiziari degli amministratori. Nel 2015, dunque, l’affido dei servizi abruzzesi va ad una società ben nota e particolarmente aggressiva nel mercato dei CUP nazionali, che appena un anno prima era salita agli onori della cronaca per la condanna in appello di una sua funzionaria incriminata di turbativa d’asta. Deduzioni logiche e consequenziali che porterebbero dritte dritte alla perquisizione dei locali di Gesan e del gruppo sempre meno anonimo cui si allude nelle intercettazioni. Perquisizioni inspiegabilmente mai avvenute nel quadro dei provvedimenti d’indagine relativi alla seconda ondata del giugno 2015.


