Di Alfonso Vannaroni
Mangiarsi Roma in tre anni. L’obiettivo del sodalizio criminale portato alla luce dall’inchiesta Mondo di Mezzo di Mafia Capitale era chiaro. E lo scenario fin qui emerso è inquietante: una vera e propria cupola con interessi illegali diffusi capace di condizionare la vita della città. “Una struttura mafiosa – come hanno spiegato gli investigatori – cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi e imprenditoriali locali”.
“E’ evidente che c’è troppa politica che ha fatto finta di non vedere sia le opacità nell’assegnazione degli appalti sia lo smantellamento dei servizi – ha commentato l’associazione Libera di Don Ciotti – Quella scoperta a Roma non è una mafia con la lupara ma uno dei volti della moderna criminalità organizzata, che dimostra come corruzione e mafia siano due facce della stessa medaglia”. Il sindaco Marino si è detto orgoglioso e felice del lavoro del procuratore Pignatone “che dal suo punto e per la sua area di lavoro sta svolgendo lo stesso tipo di compito che noi stiamo facendo dal punto di vistaamministrativo”. “Dalla Procura un lavoro utile per fare chiarezza e rafforzare la legalità nella pubblica amministrazione – ha aggiunto il presidente Nicola Zingaretti – In questi due anni abbiamo fatto di tutto per governare bene, rafforzando la legalità e la trasparenza”.
Ma la classe politica potrebbe far di più, dotandosi ad esempio di strutture idonee per meglio conoscere il fenomeno delle mafie. Oppure affrontare i temi spinosi direttamente nelle aule consiliari. Sotto questo aspetto le lacune non mancano. Un esempio? Nei cassetti del Consiglio regionale giace da quasi un anno una proposta di legge del Movimento cinque stelle per istituire una commissione speciale di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose. Una struttura che – se approvata – avrebbe potuto promuovere audizioni con amministratori, funzionari pubblici, prefetti, questori, forze dell’ordine e società civile. E che avrebbe potuto riferire semestralmente sia all’aula della Pisana che alla commissione parlamentare antimafia. L’elenco dei ritardi e delle distrazioni non finisce qui. In Campidoglio non ha ancora senza risposta la richiesta di “Spiazziamoli!”, cinquanta piazze per la democrazia e contro le mafie, che ha chiesto al Sindaco, al presidente dell’Assemblea capitolina, Valeria Baglio, e ai capigruppo dei partiti di maggioranza e opposizione di aprire le porte ai cittadini e alla società civile per avviare una discussione pubblica sull’aggressione dei clan a Roma e sul sistema di corruzione svelato dalle indagini. E poi ancora. Assenti ad oggi le iniziative dei consiglieri di Campidoglio e Regione per convocare una seduta straordinaria di Aula su quanto è accaduto e sta accadendo in città. Intanto la cronaca incalza: ieri Marco Vincenzi ha rassegnato le dimissioni da capogruppo Pd in Consiglio regionale, mentre eletti e sostenitori del Movimento cinque stelle hanno chiesto di entrare a palazzo Senatorio per assistere alla seduta dell’assemblea capitolina. I radicali hanno tagliano corto: “Dopo la seconda ondata di arresti di mafia capitale la posizione di Marino, così come quella dei suoi oppositori – ha detto il segretario romano Alessandro Capriccioli – è molto più debole rispetto allo scorso inverno, quando la prima esplosione dello scandalo spalancò la porta a irripetibili opportunità di riforma che in questi mesi non sono state colte”. Verranno colte adesso? “Se ciò avverrà – ha concluso l’esponente radicale – l’attuale debolezza del Sindaco si trasformerà in un enorme punto di forza: la forza di saper reagire alle vicende giudiziarie che coinvolgono la Capitale, senza appellarsi alla ormai logora retorica della moralità, ma proponendo le soluzioni di sistema che sono indispensabili per superare l’impasse”.


