E’ ricominciato il processo al comandante Schettino e vengono sottoposte ad esame le telefonate che Schettino ha effettuato poco prima del disastro. Emergono rivelazioni importanti da parte del capo dell’unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini, ascoltato come testimone all’interno del processo svoltosi al teatro Moderno.
Ferrarini ha dichiarato che Schettino aveva proposto di mentire, riferendo all’autorità marittima che la nave aveva subìto un blackout prima di sbattere contro uno scoglio, negando di aver azzardato una manovra che si è rivelata fatale. Fu Schettino stesso a dire a Ferrarini di aver operato quella manovra e naturalmente non trovò in lui un complice. L’avvocato di Schettino lo difende, dichiarando che le conversazioni telefoniche del comandante non sono chiaramente decifrabili, come ammettono gli stessi esperti, ed anche le dichiarazioni di Ferrarini non sono decisive ai fini processuali. Durante le dieci ore di udienza, sono state ascoltate le telefonate fatte da Schettino e ricevute da Ferrarini.
Questi si oppone fermamente a Schettino, dicendo di non averlo assolutamente lasciato solo durante l’emergenza del naufragio, ma gli lasciò l’autonomia di agire. In realtà, dice Ferrarini, Schettino si è sempre mostrato tranquillo e sereno durante le sue telefonate, mentre la realtà era molto diversa. E lo sanno bene coloro che hanno perso la vita a causa di questo irreparabile errore umano.
