Passi avanti nella cura e nel trattamento della sclerosi multipla (SM), la malattia autoimmune cronica demielinizzante che colpisce la sostanza bianca del sistema nervoso centrale, rendendo difficoltosa la comunicazione tra cervello e midollo spinale e che, ad oggi, secondo diverse stime, colpirebbe alcuni milioni di soggetti nel mondo. L’Ema (European Medicines Agency) ha approvato, in data 18 settembre, l’uso dell’ Alemtuzumab, il farmaco, inizialmente denominato in ambito scientifico e medico con il nome di Campath-1H, prodotto verso la fine degli anni Ottanta.
Questo anticorpo monoclonale, studiato in maniera embrionale già a partire dal 1975 dai ricercatori Cesar Milstein e George Kohler del Laboratorio di Biologia Molecolare di Cambridge, fu poi utilizzato come farmaco adottando una tecnica di “umanizzazione” per ridurre al minimo il rischio di rigetto da parte del paziente ed infine, nel 1991, il Prof. Alastair Compston iniziò a studiarne l’uso come trattamento nella SM coadiuvato dal collega Dr. Alasdair Coles.
Lo stesso Compston, ad oggi, si dichiara orgoglioso per i grandi risultati raggiungi e del percorso evolutivo nel campo del trattamento della sclerosi multipla, riconoscendo e ringraziando l’immenso ‹‹Coraggio dei pazienti che hanno accettato di partecipare allo studio, ora disponiamo di un trattamento altamente efficace e duraturo per la SM in fase attiva, se trattata dallo stadio iniziale››.
Ma come funziona Alemtuzumab e, soprattutto come agisce? Esso – utilizzato inizialmente contro la leucemia linfatica cronica – per il suo meccanismo di azione favorisce la riuscita della lisi dei linfociti B legandosi alla proteina di membrana nota come CD52. Le sue origini, appunto, risalgono al Campath-1 che era un derivato da anticorpi di topo specifico contro le proteine di linfociti umani e, per quanto riguarda il trattamento della SM, esso va direttamente ad intervenire sul sistema immunitario, ripulendone i linfociti. Stando a quanto affermato dal Dr. Coles ‹‹Alemtuzumab offre ai malati di SM iniziale la possibilità di vivere molti anni liberi da disabilità, al prezzo di cicli di trattamento poco frequenti e di un monitoraggio regolare degli effetti collaterali, che comunque sono curabili›› ed è per questo che il gruppo di ricerca da egli coordinato sta cercando di identificare soggetti predisposti a questo tipo di terapia.
La sclerosi multipla, che da sempre colpisce numerosi esseri umani (400mila solo negli Stati Uniti e mezzo milione in Europa) è, come detto, una malattia debilitante i cui sintomi sono gravemente invalidanti sia da un punto di vista neurologico che fisico: essa può progredire fino alla disabilità fisica e cognitiva.
Ora, con l’approvazione del farmaco Alemtuzumab da parte dell’Esm che ne ha riconosciuto sia l’efficacia che la tollerabilità, si spera che il percorso evolutivo verso una prevenzione definitiva della malattia possa proseguire sia a livello di enti nazionali e locali, dando così una speranza concreta di cura.



