PakistanIl Pakistan sta affrontando una serie di problemi che affliggono lo Stato e la popolazione: una crescita esponenziale del costo della vita, la minaccia costante di crisi energetica, il declino della classe media un tempo forte, i fondi economici statali costantemente in calo, l’inflazione a due cifre e un tasso di crescita molto basso. La maggior parte degli indicatori socio-economici è negativa e le statistiche parlano chiaro: se le cose procedono in questa direzione, il futuro della Nazione non è roseo.

L’economia del Pakistan è in difficoltà: le cifre non mentono. Le analisi del Fondo Monetario Internazionale hanno determinato che il tasso medio di crescita pakistano è stato del 2,9% negli ultimi quattro anni, l’inflazione è all’11%, il deficit di bilancio nel 2012 all’8%; la spesa per l’Istruzione rappresenta solo il 2% del PIL e quella per la Sanità solo il 2,2%, il tasso di alfabetizzazione è inferiore al 50%, la popolazione al di sotto della linea di povertà è il 24%, il debito pubblico rappresenta il 50,4% del PIL. I finanziamenti provenienti dall’estero sono in rapido declino, la fiducia degli investitori è in calo e di conseguenza diminuiscono le spese nel campo delle infrastrutture e dell’industria. La popolazione si sposta in massa dalle zone rurali alle periferie urbane, dando luogo a una situazione sociale difficoltosa e di degrado.

Il 3,86% dei poveri del mondo risiede in Pakistan. L’indice di sviluppo umano del Paese è di 136/178. La moneta pakistana (il rupee) si è svalutato del 40% dal 2007. Il paese resta bloccato da una crescita bassa e da un reddito medio della popolazione ugualmente basso. Il Settore Primario rappresenta ancora il 21% del PIL, a discapito dello sviluppo del Terziario tipico dei Paesi più sviluppati.

Il FMI ha diagnosticato al Pakistan problemi strutturali profondamente radicati e politiche macroeconomiche deboli, che ostacolano un libero sviluppo dell’economia; un ulteriore limite è dato dalla situazione geopolitica del Paese, che ostacola i prestiti esteri. Il Pakistan infatti è uno stato che possiede armi nucleari ed è dunque potenzialmente in grado di turbare la pace del sud-est asiatico; il Governo pakistano (come d’altra parte molti altri) ha inoltre sottovalutato l’ascesa di jihadisti e movimenti terroristici, non solo pericolosi a livello politico, ma anche onerosi dal punto di vista economico, visto che hanno comportato una perdita statale di 35-40 miliardi di dollari dal 2000.

Infine, il Pakistan vive una “crisi d’identità” rispetto al suo vicino più grande e potente, la Cina, senza ottenere alcun miglioramento nelle relazioni bilaterali con quello che potrebbe essere un suo alleato naturale. Anche la forte militarizzazione del Governo, l’ingerenza dei vertici dell’esercito sulla scena politica, economica e sociale, non ha giovato alla situazione pakistana.

La popolazione pakistana ha al suo interno un grande potenziale e rappresenta anzi la vera forza del Paese, in particolare la forza lavoro composta per la maggior parte da giovani che traghetteranno il Pakistan verso un’epoca di sviluppo e crescita.

D’altra parte il Pakistan rappresenta il 5° Paese al mondo per quantità di miniere d’oro, il 5° per riserve di carbone e il 7° per miniere di rame. È l’11° maggior produttore di grano, il 12° per quanto riguarda la produzione di riso e il 5° per quella di latte. Sta crescendo nei settori dell’elettronica e della stampa. Il PIL, la produzione agricola e il reddito pro capite hanno dato segni di miglioramento negli ultimi due anni.

Alcuni miglioramenti si stanno verificando anche a livello costituzionale: lo Stato è intenzionato ad apportare modifiche alla Costituzione che sviluppino l’equilibrio tra il potere giudiziario e quello esecutivo e legislativo; la situazione è ancora in evoluzione, ma si vedono le prime misure concrete, ad esempio nella gestione delle amministrazioni locali rispetto al Governo centrale.

Le elezioni democratiche hanno portato alla prima transizione pacifica del potere politico nelle mani di persone estranee alle forze militari, con miglioramenti sul piano della libertà politica, delle comunicazioni e della libertà di stampa ed espressione, l’intenzione di pacificare i rapporti con gli Stati confinanti, ed in generale il desiderio di modernizzare il Paese (espresso peraltro da tutte le forze politiche che si sono presentate alle elezioni, segno di un’intenzione diffusa e ormai imprescindibile). Bisogna quindi saper apprezzare, in un contesto di difficoltà e crisi, anche i segni di un desiderio di miglioramento.

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