Gilgit BaltistanIl Gilgit Baltistan è una regione con governo autonomo situata nell’estremo nord-est del Pakistan; confina con India, Cina e Anfghanistan ed è parte della cosiddetta “disputa del Kashmir” tra India e Pakistan per il dominio sulla zona.

Per avere il controllo militare sulla regione e sfruttarne le risorse naturali, il Pakistan ha ignorato i diritti umani della popolazione, che ora chiede alle Nazioni Unite di intervenire per liberare la regione dalle atrocità ingiuste e violente che subisce da parte del governo pakistano, per ottenere finalmente la pace.

I motivi della contesa

Il Pakistan ha perso la maggior parte dei suoi alleati storici, fra cui il più importante erano gli Stati Uniti, ed ha perciò deciso di rivolgersi alla Cina, considerati i vantaggi finanziari e politici che sarebbero giunti da un’alleanza fra lo Stato pakistano e l’amministrazione cinese. Senge Hasnan Sering, direttore del Centro Studi del Gilgit Baltistan, ha detto che “le forze paramilitari e i servizi segreti pakistani hanno appoggiato la creazione di disordini e caos nella zona del Gilgit Baltistan: in questo modo è stato portato avanti il massacro degli ultimi sessant’anni, senza che l’esercito ufficiale del Pakistan intervenisse in alcun modo a difesa della popolazione locale”. Dedicandosi solo alla volontà di raggiungere buoni risultati a livello economico, il Pakistan ha rinunciato ad occuparsi della sicurezza della popolazione di questa zona.

Lo Stato pakistano vuole dunque sfruttare le risorse naturali di cui è ricco il Gilgit Baltistan, anche a discapito della vita delle persone e a costo dell’abbassamento della loro qualità di vita. Lo scontro perciò si sta protraendo da decenni, poiché la rigidità del Pakistan riguardo al controllo sulla zona provoca continue agitazioni e ribellioni nella popolazione locale: da questo derivano le attività terroristiche che causano danni non solo alle risorse naturali e ai terreni agricoli, ma soprattutto a persone innocenti. Anche l’intervento della Cina, che ha investito economicamente sulla zona in modo massiccio, ha influenzato negativamente la vita delle persone e ha distrutto in larga misura le risorse naturali della zona. Il Gilgit Baltistan però, a causa della mancanza di un proprio governo stabile e indipendente, non ha la possibilità di liberarsi dall’autorità del Pakistan e dall’invasione economica della Cina. Lo scontro infatti si svolge non solo sul piano religioso, ma soprattutto su quello politico: il Gilgit Baltistan è un punto strategico per i paesi con cui confina, l’India e l’Afghanistan ma soprattutto, come si è detto, la Cina, che sta guadagnando lentamente ma in modo costante il controllo sulla regione. L’ingerenza della Cina nella zona del Gilgit Baltistan non fa altro che incrementare il terrorismo, i conflitti e l’instabilità nella zona del Jammu e Kashmir ((lo stato più a nord dell’India, confinante con il Gilgit Baltistan – che precedentemente ne era parte – e coinvolto nella “disputa del Kashmir”).

Una possibile soluzione

Oltre al conflitto con gli altri Paesi, il Gilgit Baltistan sta vivendo una guerra di religione al suo interno, tra le due sette islamiche di sciiti e sunniti: per riconquistare la propria indipendenza perduta e combattere le forze pakistane, deve perciò stabilire prima la pace al proprio interno. In un articolo pubblicato da Dawn (giornale pakistano in lingua inglese), si legge: “La storia dimostra che ogni volta che la democrazia deraglia, il vuoto politico risultante è riempito da fanatici religiosi che tentano in tutti i modi di gettare la regione nel baratro dell’odio confessionale”. Il Gilgit Baltistan ha bisogno di ristabilire la democrazia nel proprio governo: senza unità interna sarà sempre in balia degli interessi e dei soprusi degli altri Stati. Dall’altra parte, anche il Pakistan avrebbe dovuto rendersi conto che provocando disordini e instabilità in questa regione, avrebbe ottenuto risultati solo a breve termine, ma nel lungo periodo avrebbe perso tutto. Il Pakistan è sempre stato poco lungimirante riguardo alla soluzione delle controversie politiche: lascia che la violenza sia l’arma più utilizzata per stabilire il dominio sui luoghi di suo interesse, senza capire che questo è controproducente anche per il Pakistan stesso. La violenza, infatti, non fa altro che generare altra violenza. Se il Pakistan e la Cina si relazionassero con il Gilgit Baltistan senza usare terrore e brutalità, sarebbero in grado di beneficiare delle sue risorse e allo stesso tempo mantenerne il controllo in maniera amichevole. Gli obiettivi che stanno cercando di raggiungere con la violenza e la distruzione porteranno solo alla catastrofe, e non al guadagno economico.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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