L'esigenza di una Nuova CamaldoliIl risultato delle elezioni del 24 febbraio ha rivelato una realtà sconvolgente. E non si tratta del grande successo del Movimento 5 Stelle, non si tratta della maggioranza relativa raggiunta dal Partito Democratico e neppure si tratta della parziale rimonta di Berlusconi. Il vero risultato devastante è l’assoluta mancanza dei cattolici nella rappresentanza politica. Mentre la Chiesa è al centro dell’attenzione del mondo per le vicende di questo mese, mentre l’Italia partecipa e viene coinvolta in questa attenzione mondiale, nel Parlamento non c’è nessuna voce che possa dirsi essere l’espressione vera del pensiero dei cattolici italiani.
Siamo tornati al non-expedit, siamo nella stessa condizione di quando i cattolici non andavano a votare perché non accettavano lo Stato italiano. Con la differenza che ora i cattolici non sono assenti per volontà loro, ma sono assenti per incapacità della loro classe dirigente, vescovi compresi.
Un altro dato sconvolgente ci è rivelato dal comportamento elettorale dei cattolici. Noi avevamo già dato l’allarme a proposito di un sondaggio delle Acli, fatto nell’elettorato delle parrocchie perché erano dati desolanti: c’era un’alta quota di astensioni, una quota inattesa di votanti per Grillo, una quota ridotta, ma ancora incredibile di votanti per Berlusconi ed una quota in crescita, ma ancora altamente minoritaria, di votanti per il PD. Vale a dire un corpo sociale aperto ai tutti venti, senza una sua personalità e senza un suo carattere.
Questo è il risultato della politica concordataria che fu prima di Ruini, e che, in definitiva, dobbiamo considerare accettata anche dalla nuova dirigenza della CEI, la quale invocava l’impegno politico dei cattolici, predicava la “buona politica”, condannava i comportamenti indecorosi di Berlusconi, presiedeva alla iniziativa di Todi, e poi in non faceva nulla perché questo messaggio arrivasse alle parrocchie.
Si dà per certo che le parrocchie siano esauste, che abbiano pochi preti, stanchi e demoralizzati, che siano arroccate in una religiosità molto viva, ma minoritaria. È tutto vero, ma è anche vero che le parrocchie sono la unica rete territoriale che resiste in una società liquida, dominata fino a ieri dalla televisione ed oggi dal web.
Ed inoltre la ricchezza delle attività caritative, la consapevolezza di antichi e nuovi mali, dalla povertà nascosta al gioco d’azzardo, dalla solitudine dei giovani al disagio delle famiglie e delle donne che lavorano, l’esperienza delle miserie sono il vero tesoro delle comunità parrocchiali, unico punto di riferimento per le difficoltà del territorio. Che a questo tesoro di coscienza e di esperienza corrisponda una neutralità ottusa qualunquista in politica è uno scandalo.
150 anni di Azione Cattolica, da Fani ad Acquaderni, passando per l’Opera dei Congressi e Romolo Murri, continuando con il Conte Gentiloni e Luigi Sturzo, la cultura opposta al fascismo di Montini, di Righetti, di Armida Barelli, i professorini dell’Università Cattolica di Camaldoli, i Comitati Civici di Gedda e l’opera ricostruttiva della Democrazia Cristiana, tutto cancellato,come se non fosse mai esistito.
Mentre splende nel mondo la dimensione politica del papato romano, muore in Italia la dimensione politica dei cattolici italiani. E viene il dubbio che possa esistere ancora il concetto stesso dell’Italia senza questa componente che è parte essenziale della sua storia.

Veniamo all’articolo di Paolo Rodari, che ci permettiamo di commentare
Paolo Rodari scrive: “I leader delle associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali che nei mesi scorsi si sono radunati a Todi non hanno dubbi: occorre ricominciare da zero”.
Non dove Paolo Rodari abbia appreso questa notizia, tuttavia questa è una buona notizia.
Paolo Rodari commenta: “E’ finita l’era dei cattolici sottomessi alla logica dei partiti, dalla DC alla destra di Berlusconi, fino al centro di Monti”. Questa considerazione è assolutamente incoerente, perché mette assieme tre eventi storici ben diversi come se fossero la stessa cosa: la sottomissione alla DC, la sottomissione a Berlusconi , la sottomissione a Monti. I cattolici non erano sottomessi alla Democrazia Cristiana: i cattolici hanno mantenuto sempre una loro dimensione sociale, non solo autonoma, ma per molto versi determinante nella DC. Il gruppo parlamentare della DC era formato da rappresentanze che venivano direttamente dall’associazionismo ecclesiale (i deputati della GIAC, dell’Università Cattolica, del Movimento Laureati Cattolici, ecc..) e dall’associazionismo sociale (Coltivatori Diretti, Acli, CISL, ecc..). la Democrazia Cristiana, in tutte le sue componenti rivendicava l’autonomia politica che la dottrina cristiana riconosce al laici, ma non respingeva mai il dovere di rappresentare e fare riferimento al mondo cattolico. Inoltre la DC usufruiva di una condizione particolare dovuta al momento storico: l’unità dei cattolici. Questo significava un compito di rappresentanza del mondo cattolico molto delicato e molto attento.
Nulla a che vedere con il rapporto tra mondo cattolico e Berlusconi. Anche qui una parte importante del mondo cattolico, rappresentata da CL e da Formigoni, ha tentato di diventare una componente di un partito moderato di centro-destra. In questo caso c’’è stata sottomissione a Berlusconi, e soprattutto sottovalutazione del rapporto personale, mediatico, autoritario e proprietario, di Berlusconi con la politica.
Un rapporto reciproco di concordanza era impossibile , come ebbero a dimostrare le storie di Fini e di Casini. Non si riesce a capire se sia stato più grave vedere la Minetti nel listino personale di Formigoni o vedere la Gelmini alla occupazione del Palazzo di Giustizia per respingere il processo legato ad un caso di prostituzione minorile.
Nel terzo caso citato, quello di Monti, la situazione è ancora completamente diversa. Una parte della coalizione montiana è rappresentata dal alcuni protagonisti del Forum di Todi, che sembrava essere la parte più importante della nuova formazione politica. Ma molti si sono ritirati da questa partecipazione. In pratica sono rimasti solo Olivero e Riccardi. Per di più Riccardi non si è neppure voluto presentare. Si voleva mettere l’accento sulla confluenza verso una formazione laica, fino al punto di affidare a Montezemolo, stimabilissima persona che nulla a che vedere con la cultura cattolica, il compito della rappresentanza. Ma poi neppure Montezemolo si è presentato, per cui la vera rappresentanza di questo tentativo è caduta sulle spalle di Monti e del suo governo tecnico. Operazione per molti aspetti confusa, per la quale non si può parlare di assoggettamento del mondo cattolico, ma al massimo si può direche è stato un passo incerto, parziale, non chiaro ed, in definitiva sbagliato, del mondo cattolico.
Prosegue Paolo Rodari: “Inizia una cosa nuova, un movimento che dal basso (come fu tra 18 luglio ed il 23 Luglio del ’43, quando 50 esponenti cattolici stilarono a Camaldoli un documento programmatico che servì da linea guida, poi decisiva, per la costruzione dell’Italia) lavori alla ricomposizione del Paese”.
Quindi Rodari preannuncia il ritorno dell’iniziativa del Forum di Todi nella sua versione originale del 2011.
Non voglio essere critico nei confronti del volenteroso Rodari, ma Camaldoli non fu un’iniziativa che veniva dal basso, e non poteva esserlo, dal momento che eravamo sotto il regime fascista. Era un’iniziativa degli intellettuali delle associazioni cattoliche. Le idee di Camaldoli si saldarono con la partecipazione, questa sì proveniente dal basso, dei cattolici alla Resistenza. Senza questa partecipazione alla Resistenza, non ci sarebbe stato il grande successo della DC.
Paolo Rodari cita Carlo Costalli, uno dei leader del Forum di Todi: “Noi discuteremo e voteremo una piattaforma sui temi negoziabili, anzitutto i temi sociali e chiederemo un confronto con tutte le forze politiche. Il nostro scopo è di partecipare alla costruzione di un progetto per la rinascita morale, economica e sociale, insieme alle forze più moderate di PDL e di PD”.
Questa è la parte che mi convince meno. Prima di pensare ad un progetto addirittura con il Pd ed il Pdl penserei a dare una identità politica forte al nuovo soggetto politico motivando il nostro naturale bacino culturale, recuperando il voto cattolico, vuoi dal PDL , vuoi dal PD. Dopo saremo elemento di concordia solo se saremo forti abbastanza. Non vorrei che dietro questo progetto si nasconda ancora l’idea di imbiancare
Il sepolcro del centrodestra.
L’esigenza di una “Nuova Camaldoli” è sentita da molto tempo in Italia e molte iniziative si sono ispirate a questo precedente storico e si sono incamminate in quella direzione.
Bisogna anche dire che tutta la predicazione e le invocazioni di Papa Ratzinger erano rivolte verso la “buona politica”, verso la partecipazione cattolica alla costruzione del “bene comune”, verso la più grande attività caritativa che esiste, la politica”. Soltanto che queste indicazioni erano largamente disattese dai vescovi e da gran parte del mondo cattolico e persino contraddetta da iniziative discordanti e dissidenti.
L’esperienza, l’origine, la scelta del nome del nuovo Papa sono un segnali evidenti che rafforzeranno una presenza politico-sociale dei cattolici. E questo suo volersi chiamare “Vescovo di Roma” preannuncia che sarà difficile che egli non si occupi del suo popolo cristiano. Ma in ogni caso, senza pretendere di vaticinare quello che farà il Vescovo di Roma, sarà necessario che i cattolici siano più uniti, più convinti di stare in mezzo al popolo, come già ci stanno le parrocchie, e più attenti coscienza ed alla conoscenza che le parrocchie hanno del disagio italiano, per operare utilmente in difesa dei poveri (e perché no, dell’Italia).

Bartolo Ciccardini

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