Una notte di spari, esplosioni e combattimenti ha riportato il Niger sull’orlo di una nuova crisi politica e militare. Tra venerdì 28 e sabato 29 agosto, gruppi di soldati ammutinati avrebbero lanciato una serie di attacchi coordinati contro alcuni dei principali centri del potere nella capitale Niamey: il palazzo presidenziale, l’aeroporto internazionale Diori Hamani e la vicina Base aerea 101.Secondo le prime ricostruzioni, gli insorti avrebbero tentato di penetrare all’interno del palazzo della presidenza, incontrando la resistenza della Guardia presidenziale rimasta fedele al generale Abdourahamane Tiani. L’assalto sarebbe stato respinto dopo intensi scontri a fuoco. Nelle stesse ore, combattimenti e forti detonazioni sono stati segnalati nella zona dell’aeroporto, dove si trova una delle installazioni militari più strategiche del Paese.Le autorità hanno invitato la popolazione a mantenere la calma e a non diffondere informazioni prive di conferma, mentre reparti dell’esercito e veicoli blindati sono stati schierati nei punti nevralgici della capitale. Diverse strade sono state chiuse e la circolazione è rimasta fortemente limitata. Al momento non è stato comunicato un bilancio ufficiale delle vittime, dei feriti o delle persone arrestate.Durante le ore più drammatiche anche la televisione nazionale ha interrotto temporaneamente le trasmissioni. Alcune fonti hanno riferito che la sede dell’emittente sarebbe finita, almeno per un breve periodo, sotto il controllo degli ammutinati. Il segnale è stato successivamente ripristinato, ma l’episodio conferma la natura organizzata dell’operazione, diretta contro luoghi dal fortissimo valore politico, militare e simbolico.Il palazzo presidenziale sarebbe tornato sotto il controllo delle forze lealiste, mentre la situazione nell’area aeroportuale è apparsa più incerta. Le notizie provenienti da Niamey continuano infatti a essere frammentarie e devono essere considerate con cautela. Non è ancora chiaro chi abbia guidato l’ammutinamento, quali reparti vi abbiano partecipato e se l’obiettivo fosse la conquista del potere attraverso un vero colpo di Stato.Il Niger è governato dal generale Tiani, salito al potere con il golpe del luglio 2023 che depose il presidente Mohamed Bazoum. Da allora il Paese ha interrotto o ridimensionato i rapporti con diversi alleati occidentali, a cominciare dalla Francia, avvicinandosi alla Russia e rafforzando la cooperazione con Mali e Burkina Faso. I tre governi militari hanno dato vita all’Alleanza degli Stati del Sahel, presentata come un nuovo fronte politico e militare contro il jihadismo e le ingerenze straniere.Nonostante le promesse di maggiore sicurezza, la situazione nel territorio nigerino è rimasta estremamente fragile. Gruppi legati allo Stato Islamico e ad al-Qaeda continuano a operare nelle aree di confine, approfittando della debolezza delle istituzioni e della vastità del territorio. Nel gennaio scorso l’aeroporto di Niamey e la Base 101 erano già stati colpiti da un grave attacco rivendicato dallo Stato Islamico nel Sahel.La nuova esplosione di violenza appare però differente, perché secondo le fonti disponibili coinvolgerebbe uomini appartenenti alle stesse forze armate. Se questa ricostruzione venisse confermata, si tratterebbe di una frattura interna all’apparato militare sul quale si regge il potere di Tiani. Un segnale particolarmente pericoloso per un regime nato da un colpo di Stato e costretto ora a difendersi da una possibile ribellione proveniente dai propri ranghi.Il Niger occupa inoltre una posizione geopolitica fondamentale. È uno dei maggiori produttori mondiali di uranio, possiede importanti risorse petrolifere e rappresenta un passaggio strategico tra Africa occidentale, Sahara e Mediterraneo. La recente nazionalizzazione di attività minerarie precedentemente controllate dalla società francese Orano ha ulteriormente irrigidito i rapporti con Parigi e alimentato lo scontro per il controllo delle risorse.Quanto accaduto a Niamey non riguarda quindi soltanto il futuro della giunta militare. Una destabilizzazione del Niger potrebbe produrre conseguenze sull’intero Sahel, rafforzare le organizzazioni jihadiste, aggravare le crisi umanitarie e aprire un nuovo terreno di confronto tra Russia e potenze occidentali.La Guardia presidenziale sembra aver impedito la caduta del palazzo, ma la vera portata dell’ammutinamento resta ancora da comprendere. Il potere di Tiani ha superato la notte più pericolosa dal golpe del 2023; non è ancora possibile stabilire, tuttavia, se l’assalto sia definitivamente fallito o rappresenti soltanto l’inizio di una più profonda resa dei conti all’interno del regime.

Michel Emi Maritato

Giornalista, esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, psicologia giuridica e criminalità organizzata.

More Posts

Di Michel Emi Maritato

Giornalista, esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, psicologia giuridica e criminalità organizzata.