MOSCA/KIEV – La guerra in Ucraina entra in una nuova fase di forte tensione sul fronte orientale. Mosca sostiene che le proprie forze abbiano superato, in alcuni settori, la prima linea difensiva del complesso fortificato di Sloviansk-Kramatorsk, uno dei principali baluardi ucraini nel Donetsk.

L’annuncio è arrivato dal capo di Stato maggiore russo Valery Gerasimov, secondo il quale l’esercito starebbe avanzando lungo un fronte di circa 160 chilometri con l’obiettivo di estendere il controllo sull’intera regione. La dichiarazione russa non equivale tuttavia alla caduta delle due città e dovrà essere valutata alla luce dell’evoluzione sul terreno e delle verifiche indipendenti. Sloviansk e Kramatorsk rappresentano da anni il cuore del dispositivo difensivo ucraino nel Donbass. Un eventuale sfondamento stabile delle linee che proteggono l’area avrebbe quindi una rilevanza non soltanto militare, ma anche politica e strategica. La pressione russa si inserisce in un quadro già estremamente delicato, mentre continuano bombardamenti e attacchi contro diverse città ucraine e restano lontane prospettive concrete di una tregua. Secondo ricostruzioni riportate nelle ultime ore, al Cremlino sarebbe cresciuta la convinzione che il negoziato sia entrato in una fase di stallo e Mosca potrebbe intensificare ulteriormente gli attacchi contro Kiev e infrastrutture strategiche.Il clima di allarme va ormai ben oltre i confini dell’Ucraina. Il Regno Unito ha accelerato l’aggiornamento dei propri piani nazionali di sicurezza, rivedendo il cosiddetto “war book”, il manuale che disciplina la risposta del Paese a crisi militari, sabotaggi, attacchi informatici e gravi emergenze civili. Londra considera in crescita i rischi legati alle attività russe e alle minacce provenienti dall’Iran e sta lavorando anche a una campagna destinata alla popolazione per aumentare la resilienza domestica in caso di interruzioni prolungate di energia, comunicazioni o servizi essenziali. A rendere ancora più pesante lo scenario è la dimensione internazionale assunta dal conflitto. Secondo il Wall Street Journal, il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe portato a Mosca un esplicito avvertimento affinché la Russia non tenti azioni contro Paesi della Nato. L’iniziativa sarebbe collegata a valutazioni dell’intelligence statunitense sulla possibilità che in futuro Mosca possa cercare di mettere alla prova la capacità di risposta dell’Alleanza attraverso un’azione limitata.Parallelamente Francia e Regno Unito stanno lavorando alla prima esercitazione della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi. I piani prevedono il coinvolgimento di circa 1.500 militari franco-britannici in Polonia e puntano a verificare la capacità di movimento e dispiegamento di personale e mezzi nell’ipotesi futura di una forza multinazionale destinata all’Ucraina dopo un’eventuale cessazione credibile delle ostilità. Italia e Germania mantengono invece una posizione più prudente sull’ipotesi di inviare truppe. Il quadro che emerge è quello di un’Europa nuovamente attraversata dalla paura di un allargamento della guerra. Da una parte Mosca rivendica nuovi progressi nel Donbass; dall’altra le capitali occidentali rafforzano pianificazione militare, difesa delle infrastrutture e capacità di risposta. Ogni avanzata sul terreno assume così un significato che supera la singola battaglia. Se la pressione russa su Sloviansk e Kramatorsk dovesse consolidarsi, il conflitto potrebbe entrare in una fase ancora più dura, mentre diplomazia e deterrenza corrono contro un’escalation che nessuno sembra più considerare soltanto teorica.

Michel Emi Maritato

Giornalista, esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, psicologia giuridica e criminalità organizzata.

More Posts

Di Michel Emi Maritato

Giornalista, esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, psicologia giuridica e criminalità organizzata.