di Vincenzo Sfirro
La liturgia, invece, (dal greco leitourgia cioè“opera degli affari pubblici”) era una tassa eccezionale che lo stato imponeva ai cittadini più facoltosi, per finanziare le opere pubbliche quali giochi teatrali, allestimento di triremi in caso di guerra, gare di giochi sportivi, ecc.
A questo punto della discussione sorgono spontaneamente due riflessioni: o la nostra classe dirigente ignora che le istituzioni democratiche tanto declamate, se attuate per davvero, potrebbero andare piuttosto a suo svantaggio che a suo favore; oppure i nostri oratori sono così intelligenti che parlano solo ciò che gli è più comodo, trascurando volutamente alcuni dettagli.
In un pese come il nostro, infatti, le tasse pesano sempre più sulla classe media, invece che sui liberi professionisti o sulle classi più ricche della società. Le opere pubbliche e le infrastrutture, invece, sono spesso fin troppo delicate, costruite male e incapaci di resistere persino a una pioggia. In più sui cittadini grava sempre più il costo di una politica vorace, incapace di sostenersi, che continua a commettere clamorosi errori.
Un’iniziativa brillante è, senza dubbio, quella delle primarie: far pagare al cittadino una quota per esprimere la propria preferenza “in questo modo”, dicono i politici “ognuno potrà scegliere il proprio rappresentante, potenziale presidente del consiglio dei ministri”. Questa sorta di votazione, tra l’altro, è presentata come se fosse un grande esempio di democrazia. Piuttosto, la vera democrazia prevede anche la possibilità, da parte dei votanti, di ostracizzare, con tutte le conseguenze del caso, quei politici che nonostante avvisi di garanzia, nonostante colpevoli di reati e nonostante le truffe si ripresentano ogni volta sulla scena politica.
Si vuole dare alla democrazia un valore di due euro? Bene! Ma che ogni votante abbia la possibilità di allontanare, non solo di eleggere i propri rappresentanti.



