Dai colori vivi e intensi della Sicilia fino ai volti più noti dello spettacolo e della politica italiana, Alfonso Restivo è uno degli artisti più noti del mondo dell’arte contemporanea internazionale in cui si distingue con il suo stile iperrealista.
Docente, direttore artistico di una sede espositiva a Brera, ritrattista e creatore dell’opera del Premio Eccellenza italiana 2019 a Washington, in quest’intervista ci racconta l’essenza della poliedricità dei suoi lavori, volti a catturare l’umanità insita in ciascun personaggio ritratto.

Chi è Alfonso Restivo? Come si definirebbe?
«Sono un uomo profondamente legato alle mie origini siciliane, che emergono con forza nella mia arte. Amo i colori della mia terra: il rosso dell’Etna, il nero della sua lava, il blu del mare. Questi tre colori rappresentano la base cromatica delle mie opere. È proprio attraverso le mie radici che ho potuto sviluppare un linguaggio artistico ancora più profondo all’interno dell’arte contemporanea».
La passione per l’arte nasce sin da quando era bambino?
«Assolutamente sì. Già a 10 o 11 anni copiavo a mano libera i fumetti, senza ricalcarli. È stato un inizio spontaneo che si è trasformato in vocazione. Ho frequentato il Liceo Artistico di Catania, poi l’Accademia di Belle Arti, laureandomi in Beni Culturali. È stato un percorso evolutivo naturale, sostenuto anche dai miei genitori, che hanno creduto in me fin dall’inizio».
Ha avuto dei modelli artistici di riferimento?
«Sì, il mio punto di riferimento assoluto è Caravaggio. Mi ispira il suo realismo e, soprattutto, la drammaticità che riesce a trasmettere attraverso la luce e le espressioni».
Come definirebbe il suo stile?
«Il mio stile è l’iperrealismo, una tecnica che richiede pazienza e moltissime ore di lavoro. Si tratta di una pittura quasi fotografica, che riproduce ogni dettaglio con estrema precisione, restituendo un’immagine che sembra una fotografia».

È noto anche per aver ritratto Giorgia Meloni e molti altri personaggi celebri. Qual è il suo approccio alla ritrattistica?
«Mi dedico ai ritratti dal 2018 e ne ho realizzati più di 130, tutti conservati dai personaggi stessi. Lavoro principalmente da fotografie: scelgo l’immagine in base all’emozione che mi trasmette lo sguardo del soggetto. Alcuni personaggi preferiscono uno stile più realistico, altri – magari più comici e allegri – optano per un ritratto fumettistico. Lascio al cliente la libertà di scegliere. Tra i ritratti più significativi ci sono quelli del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della Premier Giorgia Meloni, di ministri come Tajani e Salvini, di Papa Francesco, calciatori, cantanti».

Da dove deriva la scelta di ritrarre personaggi famosi?
«Il mio obiettivo è umanizzarli. Spesso li vediamo solo da lontano, sul palco o in TV. Attraverso la pittura, cerco di restituirne l’aspetto più umano, più vicino a noi. Voglio ricordare che anche loro, alla fine, sono persone come tutte le altre».
C’è un personaggio che sogna di ritrarre ma non ne ha ancora avuto modo?
«Ne ho ritratti tanti, soprattutto calciatori, perché amo lo sport: Buffon, Martínez, Hernández. Ma il mio sogno è ritrarre Robert De Niro. È il mio idolo assoluto e sto facendo il possibile per riuscirci».

Cosa rappresenta per lei l’arte nella società odierna?
«Credo che noi artisti abbiamo una responsabilità importante: sensibilizzare l’opinione pubblica. Per me, oggi, l’arte è uno strumento di consapevolezza. Ho realizzato opere contro il femminicidio e donato ritratti alle famiglie delle vittime, come quella di Giulia Cecchettin. In un mondo segnato da violenze e guerre, l’arte può e deve contribuire a diffondere valori di umanità e rispetto».

Tra le sue opere più simboliche c’è anche quella creata per il Premio Eccellenze Italiane a Washington. Com’è stata quell’esperienza?
«È stato tutto molto inaspettato. Nel 2019 sono stato contattato dagli organizzatori del Premio in qualità di artista e mi è stato chiesto di rappresentare l’italianità nel mondo. Così ho realizzato un cubo di legno con una lampadina tricolore incastonata al suo interno. Accendendo la lampadina si simboleggiava la genialità dell’arte italiana. È stata un’esperienza unica: in quell’anno sono stato l’unico artista italiano presente».
Oltre a essere artista, è anche direttore artistico di uno spazio espositivo a Brera. In quali altri progetti è impegnato oggi?
«Sono direttore artistico di uno spazio espositivo a Brera da quasi due anni. Ho collaborato con numerose associazioni ed enti per organizzare eventi artistici e ho fatto esporre oltre 1000 artisti. Inoltre, ho avviato una collaborazione con un museo in Cina per uno scambio culturale tra arte italiana e cinese. È una grande soddisfazione portare l’arte italiana in un mercato così importante. Ho anche in cantiere una mostra in Grecia e, tra i vari progetti, sto lavorando all’apertura di nuove gallerie a Milano».

Come riesce a conciliare tutte queste attività?
«Con grande passione. Il mio lavoro principale resta quello di docente. Gli eventi li organizzo nel fine settimana, il chè mi permette di insegnare durante la settimana. Nei miei eventi cerco sempre di unire arte e spettacolo, invitando madrine d’onore e personaggi del mondo dello show business».
