Alex Bonucchi, morto a 25 anni folgorato nella piscina di un hotel in Algeria, aveva tutta la vita davanti e travolgeva amici e parenti nel turbinio degli impegni che lo vedevano spostarsi continuamente da una parte all’altra del mondo. La sua storia, però, ha avuto un tragico epilogo, circa il quale si chiede verità e giustizia senza compromessi. La mamma, Barbara Degli Esposti, non ha mai perso un attimo per dar voce al silenzio che aleggia sulla vicenda.

Partiamo dal principio. Qual è stata la dinamica dell’accaduto di quel 4 gennaio 2021? E cosa è successo dopo?
“Mio figlio Alex era una persona molto attiva, era un trasfertista e, da quattro anni, realizzava impianti elettrici sui forni delle ceramiche. Era stato un suo desiderio e riusciva a guadagnare anche bene. Durante una trasferta di lavoro in Algeria, dove si era recato per la terza volta, dopo le ordinarie otto ore di lavoro è tornato in hotel e, come suo solito, era andato a fare un bagno in piscina per rilassarsi. Erano le ore 18, più o meno, perché aveva inviato l’ultimo messaggio alla sua ragazza intorno alle 18.03. Esiste un testimone, che è un militare bielorusso, il quale ha dichiarato di aver visto Alex uscire dall’acqua attraverso la scaletta e appoggiare la mano alla parete dove c’era una canalina con un filo scoperto. I titolari dell’hotel hanno sempre affermato che questi fili erano 12 volt ma – mi sono informata – di 12 volt non si muore. Io ho chiesto la perizia di questi fili ma non è stata fatta perché non l’hanno ritenuta necessaria.
Ci sono due autopsie – dell’Algeria e dell’Italia – ed entrambe descrivono la morte violenta per folgorazione, con foto di mani e piedi bruciati e del cavo scoperto. Nonostante tutto ciò i titolari dell’hotel sono stati assolti e, tuttora, siamo in attesa della Cassazione. Oltre ad aver insabbiato e manipolato gli atti, in camera di Alex sono state trovate delle pastiglie Cardicor che lui prendeva perché soffriva di tachicardia, ma non era un cardiopatico come hanno dichiarato. Dicono anche che dopo la sauna e la palestra gli è venuto un malore in acqua e, intontito, nell’uscire dalla piscina si è attaccato a questo filo elettrico. Ma anche se così fosse, un cavo elettrico vicino all’acqua non deve stare. Questo hotel, infatti, non era a norma. In ogni caso, mio figlio non era un cardiopatico, giocava a calcio in eccellenza ed era sottoposto a vari controlli sportivi tutti gli anni.”

Non c’erano delle telecamere lì in piscina?
“Abbiamo chiesto ma ci hanno detto di no. Alex è morto tra le 18 e le 19 – è scritto agli atti -, hanno avvisato alle 21 il collega italiano, che ha cenato senza accorgersi di nessun movimento strano. Eppure dalla sala da pranzo è possibile vedere l’accesso alla piscina”.

Quando si è recata in Algeria che situazione ha trovato?
“Io sono stata in Algeria ben tre volte. Sono andata in hotel, ho voluto vedere dove era morto mio figlio, ho visto il punto esatto dove lo hanno trovato con le gambe in acqua e la testa e le braccia sopra il bordo piscina. In realtà non so come avrebbe potuto arrivare a toccare questo filo perché il militare- testimone oculare ha detto che era già uscito dall’acqua.
Inoltre, a luglio 2023 i titolari dell’hotel hanno tenuto la prima udienza in sordina, senza le parti italiane e non hanno avvisato né la famiglia né il mio avvocato algerino. Hanno manipolato tutto tra di loro e hanno detto che il militare si trovava in palestra e, dopo essere tornato in hotel e aver trovato Alex così, è andato in reception. Dicono anche che era stato posto un cartello che vietava di entrare in piscina per motivi di Covid e, invece, non stava nessun cartello.
La salma di mio figlio è arrivata in Italia senza cuore e polmone. Io, purtroppo, ne sono venuta a conoscenza solo molto tempo più tardi, un anno e mezzo dopo, quando ho cambiato avvocato. Ho chiesto il fascicolo e ho scoperto che gli organi erano stati trattenuti per accertamenti”.

I titolari dell’albergo hanno detto che erano dei fili di 12 volt ma di 12 volt non si muore. Pensa che ci sia una mancanza di trasparenza nelle indagini, legata a eventuali interessi economici o politici che ne ostacolano la verità?
“A dire il vero io ho parecchie perplessità. Dalle foto si vede il viso di mio figlio con un occhio nero, il naso rotto e tumefatto. Forse aveva litigato con il militare bielorusso? Anche lui era presente in piscina con Alex ma non è mai stato interrogato e non esiste nome e cognome in tutto il fascicolo.
Mi hanno anche detto che, evidentemente, cadendo ha battuto contro la scaletta. Ma ci sono delle incongruenze.
Per di più, gli organi sono stati seppelliti in un cimitero algerino senza chiedere il consenso a nessuno. Sono quattro anni che aspetto risposte e non ho ricevuto nulla, nemmeno dal governo italiano o dalla Farnesina. Tutti conoscono la storia di Alex ma nessuno agisce concretamente, c’è solo silenzio. Con la deputata Stefania Ascari sono riuscita a ottenere due conferenze parlamentari e a chiedere un incontro con il Ministro degli Esteri”.

Com’è riuscita a portare avanti questa causa, con forza e coraggio, in tutti questi anni?
“È mio figlio che mi dà la forza. Tra l’altro ho anche una figlia di alcuni mesi di differenza rispetto ad Alex. Dopo tutti questi anni trovo alquanto assurdo essere costretti a mettersi contro lo Stato perché rimane in silenzio. Bisogna avere rispetto per le persone in vita e anche per quelle morte”.

Che messaggio vorrebbe lanciare alle istituzioni e/o altre famiglie che stanno vivendo situazioni simili?
“Due settimana fa sono stata a Roma e ho incontrato Paolo Pozzi, Pietro Orlandi, la mamma di Pamela Mastropietro e Maria Tuzi e insieme abbiamo cercato di parlare e dire la nostra. Nel mio caso credo che alla storia di Alex non venga data la giusta importanza, molte trasmissioni televisive non mi considerano, forse perché la sua morte è accaduta all’estero. Il Console mi ha detto che si può fare ben poco perché vigono le leggi algerine. Tutti mi dicono che non posso portare il caso di Alex in Italia ma questo è assurdo. Possibile che debba andare a Strasburgo alla Corte Europea per il diritto degli uomini? Capisco che ci siano motivi economici e politici dietro, dal momento che i rifornimenti di gas e petrolio dell’Italia derivano dall’Algeria, ma tacere su questo caso significa prendere in giro l’Italia stessa. Io non sono riuscita a ricevere nessuna risposta da parte di alcuna trasmissione, ho contattato chiunque, anche Mattarella e la Meloni ma, in cambio, ho ottenuto solo il silenzio”.

Come le piacerebbe che fosse ricordato suo figlio Alex?
“Tutti quelli che lo hanno conosciuto sanno che Alex era un trascinatore, non stava mai fermo, appena tornava a casa poggiava subito i trolley, si lavava, si vestiva e usciva con i suoi amici per raccontare cosa faceva. Dopo la sua morte mi hanno scritto in tanti dal Brasile, dall’America, dalla Russia e anche dall’Algeria. Alcuni suoi amici hanno ricordato con me degli episodi vissuti insieme, ad esempio un ragazzo russo mi ha raccontato di quando mio figlio era partito per arrivare da lui e fargli gli auguri per essere diventato papà.
Mi piace ricordare mio figlio come un ragazzo energico e vitale che mi spronava ad affrontare tutte le cose. A marzo terrò l’ultima conferenza parlamentare, dopodiché continuerò ad andare fino in fondo anche a costo di inchiodarmi davanti a Palazzo Montecitorio”.