Si è spento ieri David Lynch, il padre di Twin Peaks e di tanti altri capolavori che hanno influenzato le successive serie tv del momento.
Classe 1946, da anni reduce dei sintomi dell’enfisema, il regista ha lasciato un profondo vuoto nel cuore dei fan e del mondo del cinema che lui non ha mai abbandonato, nemmeno nella malattia.
Con occhio attento e profondo, ha creato opere che sapevano scavare a fondo all’interno dell’inconscio umano unito a una dimensione surreale e alquanto oscura, basti pensare a “Blue Velvet”, “Mulholland Drive” e “Twin Peaks”, quest’ultimo – in particolare – passato alla storia con un successo eclatante per tante generazioni.
Dopo essersi specializzato come pittore e creatore di shot animati e live action, negli anni Settanta si era cimentato nel mondo della Settimana con “Eraserhead”, lungometraggio visto come contenitore di tutta la sua filosofia che coniuga costantemente sostanza tangibile e sostanza incorporea, fisica e mentale. Da qui la sua carriera aveva iniziato un’infinita ascesa che lo ha visto insignito di tanti premi: tre volte candidato agli Oscar, nel 2001 con “Mulholland Drive” – pellicola sulla vita a Los Angeles, tra realtà materiale e onirica – vince il premio per la miglior regia a Cannes. Successivamente, gli anni Novanta lo vedono impegnato nel caposaldo dei suoi successi, Twin Peaks, la serie tv che ha rimodellato gli schemi con le sue narrazioni seriali.
Nel 2006 la Kermesse di Venezia gli ha conferito il Leone d’oro alla carriera con la proiezione del suo capolavoro “Inland Empire”.
La sua voce resterà eterna e risuonerà nei tanti film e nelle serie da lui create e che hanno accompagnato i migliori anni di crescita di storia del cinema, incrementando la fidelizzazione del pubblico costituito da tantissime generazioni.