Sono passati ben dieci anni da quando il mondo della musica ha detto addio a Pino Daniele, uno dei padri napoletani del blues, ancora oggi vivo nella memoria degli appassionati di musica.
A settant’anni dalla sua nascita, si celebra uno dei chitarristi che – iniziando la sua carriera come autodidatta – ha trasformato la sua arte in una professione in modo innovativo, sperimentando la diversità fra i più disparati generi musicali, grazie alla sua predisposizione all’ascolto e allo stupore derivati dall’apertura nei confronti della novità e dell’alterità.
Classe 1955, Pino Daniele ha esordito con “Terra Mia” e, successivamente, con “Nero a Metà”, capolavori con i quali è riuscito a scalare la classifica Rolling Stone per il modo in cui ha mescolato – in modo sapiente e professionale – soul, blues e jazz.
La poliedricità della sua carriera intramontabile è data dall‘unione del sentimento napoletano con il blues e il jazz. Tra i suoi successi si ricordino “Vai Mo”, “Bella ‘mbriana”, “Musicante”, “Mascalzone Latino”, “Un Uomo In Blues”, “O scaraffone”, le partecipazioni ai concerti di importanti artisti come Bob Marley e alle collaborazioni con Ritchie Havens.
La tendenza alla sperimentazione musicale ha reso possibile anche la produzione di colonne sonore messe al servizio delle pellicole cinematografiche, nel caso dei film di Massimo Troisi con “Ricomincio da tre” e “Pensavo fosse amore invece era un calesse”.
Sono tanti gli eventi organizzati dalla sua città natale come lo spettacolo “Pino è – Il viaggio del musicante”, per ricordare e celebrare una delle voci più inconfondibili della storia musicale, caratterizzata da un’anima blues napoletana che è ancora incastonata nei cuori degli ascoltatori e nelle vie di Napoli e non solo.