MO, M.TARQUINIO (EURODEPUTATO PD): SIAMO FUORI DA OGNI LEGALITA’ INTERNAZIONALE. NECESSARIE SANZIONI A NETANYAHU. ONU INADEGUATA

“Inquadro la vicenda nell’escalation che va avanti da più di un anno passando da una rappresaglia su Gaza dopo il 7 ottobre, mentre continuava la tenaglia sulla Cisgiordania che si è allargata con attacchi su territorio siriano e iraniano, contro personaggi legati ad Hamas. E poi sul Libano sempre più insistentemente”. Così, in merito all’attacco israeliano a Unifil marco Tarquinio, Eurodeputato PD, ai microfoni di radio Cusano nel corso della Trasmissione ‘Cinque Notizie’ condotta da Gianluca Fabi. “Siamo fuori da qualunque legalità internazionale dentro un vortice di guerra senza significato: su questo si aspettano dei chiarimenti definitivi. Il governo Netanyahu-sottolinea- sta perseguendo la sopravvivenza del governo che è un gabinetto di guerra, anche se non lo è più formalmente: nel momento stesso in cui si dovessero fermare le ostilità, per il governo Netanyahu sarebbe finita politicamente”. E aggiunge “vedere le immagini di Beirut bombardata e quello che sta accadendo nel sud del Libano, dove più di un milione di persone sono state sradicate dalle loro case, in un paese di neanche 5 milioni di abitanti che ospita già 2 milioni di sfollati dai Paesi vicini, è come se in Italia avessimo 31 milioni di profughi e circa il 20% degli Italiani costretti a lasciare le proprie case. Apprezzo la posizione espressa dal ministro Crosetto, apprezzo le parole del ministro Tajani, ma mi aspetto che seguano fatti. Io sono tra quelli che hanno chiesto il dibattito in sede del Parlamento europeo, mi aspetto azioni nei confronti del governo Netanyahu simili a quelle che sono state già prese nei confronti di Hamas. Io sono contro le sanzioni generali che non producono mai nulla e non cambiano le cose-spiega Tarquinio-ma mi aspetto sanzioni personali sui politici responsabili di questa escalation, che sono Netanyahu stesso e alcuni ministri fondamentalisti ortodossi ebraici del suo governo, che rappresentano gli 800.000/900.000 coloni israeliani che si sono insediati con la violenza nei territori palestinesi. Mi aspetto, inoltre, la discussione del patto di associazione Europa-Israele: ci sono delle clausole che lo prevedono e a questo punto è evidente che la discussione si impone. E mi aspetto un’azione in seno alle Nazione Unite in cui l’Italia smetta di astenersi e trovi le parole e i modi per dire, insieme alla gran parte del mondo, ‘basta, cessate il fuoco’”. Concentrando poi il suo intervento su Unifil “è stata una delle missioni di successo più interessanti che ha unito la stabilizzazione in armi con la capacità civile di intessere con le parti coinvolte, mantenendo un equilibrio impossibile tra Hezbollah e Israele per molti anni. Gli Italiani hanno guidato sul campo proprio perché hanno saputo incardinare al meglio questo”. E sull’Onu “la condizione è molto più complessa, legata all’inadeguatezza del suo assetto, con le potenze che hanno visto la seconda guerra mondiale ottant’anni fa e che ancora dominano nei giochi politici insieme al Consiglio di Sicurezza. Il mondo però è completamente diverso: se non riassettiamo l’Onu, dando una rappresentanza reale alle forze in campo davvero, non riusciremo mai a trasformarlo nello strumento che serve ma che oggi non è all’ altezza”. Parlando poi di Orban alla plenaria di Strasburgo “non è credibile che Orban si stanzi come profeta della pace che verrà. Io sono uno di quelli che pensa che non importa di colore sia il gatto quando c’è da acchiappare il topo, l’importante è raggiungere il risultato. Mi andava bene la mediazione di Erdogan, che non è uno stico di santo; ho auspicato una mediazione cinese, che non c’è perché la Cina è parte in causa in questa guerra anche se dietro le quinte e con molta prudenza. Orban purtroppo non è lineare”. E continua “la pace si fa insieme, non si fa gli uni contro gli altri e con le battaglie ideologiche. Per ricostruire queste condizioni servirebbe anche uno sguardo complessivo sulle guerre in corso. Per dirne una, Orban non trova una parola su quello che accade in Terra Santa, fra Israele e Palestina, e ora in Libano. Per questo non è credibile. E’ un po’ il problema che ha l’Unione Europea: mentre sulla vicenda del vicino oriente è capace di una parola forte, anche se non di un’azione all’altezza, sul fronte europeo portiamo armi e facciamo far la guerra con i corpi degli ucraini.
Io spero che il Pd aderisca alla grande manifestazione il 26 ottobre a Roma, Bari, Palermo, Torino, Firenze, Bologna e in tante città italiane, per chiedere il ‘cessate il fuoco ora’ sui tutti i fronti aperti. Ricordo solo che si è ridotta al 19% la parte di quelli che sostengono l’invio di armi ai Paesi in guerra. Questa è la realtà Italiana e bisogna farci i conti: la politica è in ritardo rispetto all’opinione pubblica, alla società che vede quello che accade”. Infine, su Israele “ricordiamoci sempre che c’è una società israeliana bellissima, capace di resistere anche alle propagande e alle azioni di guerra di Netanyahu: mi hanno colpito molto le centinaia di soldati che stanno annunciando che si rifiuteranno di andare al fronte se continueranno azioni in questi termini da parte di Israele senza lavorare davvero per la liberazione degli ostaggi”, ha concluso l’eurodeputato Tarquinio.