Il 13 agosto 1992 inizia una nuova epoca per quanto concerne le concessioni televisive nazionali che vedono l’Italia prendere parte ai provvedimenti destinati a garantire la possibilità di esercitare l’attività radiotelevisiva.
In particolare, con l’avvento della legge Mammì le concessioni televisive permettono alle emittenti di coprire l’80% del territorio italiano, comprendendo inizialmente Canale 5, Italia 1, Rete 4, Telemontecarlo, Videomusic e Rete A.
Sebbene la prima legge in materia di radiotelegrafia e radiotelefonia risalga al 1919, l’Italia è sempre stata fortemente caratterizzata e rappresentata culturalmente dall’esercizio radiotelevisivo che, all’epoca delle prime trasmissioni pubbliche, vedeva il medium televisivo come un momento di condivisione e collettività assoluta.
Durante gli anni Settanta il principio della liberalizzazione delle trasmissioni radiotelevisive in ambito locale indicava un preciso modello comune, difficile da seguire in quanto ogni forza politica delineava un suo specifico e diverso obiettivo di liberalizzazione.
Si delineava, così, un lungo periodo di transitorietà e di interventi – in termini di normative necessarie a creare un punto d’incontro tra le varie richieste televisive – che culminarono nella promulgazione della legge Mammì degli anni Novanta, prima legge a disciplinare le concessioni televisive nazionali, un sistema che verrà poi superato nel 2008 con l’avvento del digitale terrestre.
Tale legge sanciva a pieno titolo la libertà di pensiero e di iniziativa economica, garantendo la creazione di un sistema televisivo misto, pubblico e privato, con la presenza del garante per la radiodiffusione e l’editoria, il registro nazionale delle imprese radiotelevisive e i primi caroselli pubblicitari, atti ad intrattenere i telespettatori tra una pausa e l’altra.
Attraverso l’emanazione della legge Mammì, dunque, il 13 gennaio 1992 diventa la data ufficiale che dà il via alle trasmissioni del Tg5 con Enrico Mentana, Studio Aperto in onda su Italia 1 e del Tg4.