Il 25 luglio 1986 moriva a Beverly Hills Vincente Minnelli, artista poliedrico che ha segnato la storia del cinema statunitense. In qualità di regista cinematografico, infatti, ha contribuito al successo della cosiddetta Hollywood classica, specializzandosi nel genere musicale di spettacoli e melodrammi altamente performanti, incentrati sul quadro familiare con le figure del pater familias e di personaggi soli e delusi.
Uno dei più grandi capolavori, “Gigi” del 1959, gli ha garantito il premio Oscar come miglior regista per il suo genio sorprendente in termini di musicalità e riflessione emotiva.
Amante del mondo della Settima Arte, sin dalla più tenera età ha esordito nella compagnia teatrale del padre, denominata Minnelli Brothers Dramatic & Tent Show. Dopo aver frequentato il Chicago Art Institute, si è cimentato nella preparazione dei costumi di scena presso i teatri Balaban & Katz e Paramount Theater, fino a diventare capo costumista per il Radio City Music Hall.
Il sodalizio con il regista Busby Berkeley gli ha permesso di approfondire lo sfaccettato scenario che caratterizza il musical: basti pensare al grande e acclamato successo di pubblico di “Cabin in the sky”, che ha restituito tutto l’estro creativo di Minnelli, attento a creare una sinergia autentica e limpida tra scena fittizia e scena reale, futuro e presente.
Il realismo cinematografico si intreccia perfettamente con la creazione di trame che si basano su figure tratte da episodi di vita quotidiana, abbelliti da rimandi onirici, come emerge in “The pirate” interpretato da Gene Kelly, in cui il rapporto tra una giovane ragazza e un attore che davanti a lei si finge un pirata incarna il persistente bisogno di evasione in una realtà immaginaria, più leggera e sognante rispetto alla realtà materiale.
Tale poetica è, dunque, alla base di molti musical che hanno vissuto un pieno periodo di sviluppo soprattutto negli anni Cinquanta e che, con “An American in Paris”, “The band wagon” e altri, hanno innescato numerose riflessioni circa il potere evocativo del cinema come metafora di molti aspetti della vita umana.