Il 4 giugno 1965 “I can’t get no satisfaction” degli Stones spopolava negli Stati Uniti, sancendo l’inizio di una nuova era mondiale della musica per il gruppo rock.
Il brano, registrato negli studi della RCA di Hollywood, ebbe subito un successo eclatante: dal primo momento è stata consacrata come la hit dell’anno, raggiungendo i primi posti in tutte le classifiche ed è stata inserita anche tra le 500 migliori canzoni di tutti i tempi secondo il magazine Rolling Stone.
In ogni esibizione, il chitarrista Keith Richards consegnava ai fan delle melodie e delle note sempre diversificate, in base ai flussi emotivi del momento e alle interazioni con il pubblico dal vivo.
Tale flessibilità musicale è riuscita a conferire un alto grado di coinvolgimento emotivo tanto da aprirsi alle più svariate sperimentazioni atte a toccare e a far vibrare le corde dell’anima di ogni essere umano, in un gioco di parole e armonie melodiche confluite nell’empatia tra ascoltatore e cantanti.
I Rolling Stones si sono distinti, nel tempo, come un gruppo musicale rock, con delle note riferite al blues e la rivisitazione del rock & roll che fungeva da sfondo alle riflessioni più profonde circa il contesto socio-politico, culturale e generazionale. Tra i capolavori rientrano: Simpathy for the Devil, Rip this joint, Shine a Light, You can’t always get what you want, quest’ultima scritta con il “London Bach Choir”.
Il gruppo musicale dei Rolling Stones, dunque, ha costituito una vero e proprio punto di riferimento nell’evoluzione della musica rock del XX secolo, rappresentando tutti gli aspetti – positivi e negativi – di intere generazioni che si riconoscevano nelle loro canzoni contrassegnate da un linguaggio universale e altamente coinvolgente.