“Il 9 giugno è gia domani, praticamente le elezioni europee sono già dietro l’angolo. Tutti parlano e sparlano di riforme più o meno grandi. Ma la vera “Grande Riforma”, di cui si parla, quando fa comodo alla politica è in vigore da tempo, anche se a molti dev’essere sfuggita. Certo che la scienza da anni ha lanciato il ‘sos”, allert che la politica fa proprio ad “orologio”. Intanto ghiacciai alpini completamente fusi, meno cibo, piogge ridotte del quindici-venti per cento, ondate di calore mortali: entro fine secolo, senza un cambio di rotta, questa sarà l’Italia. Catastrofismo? No scienza! . Ormai si parla di +2,5° – rispetto -1,5° – di oggi. Sono i dati del rapporto stilato dal Gruppo di scienziati che operano per le Nazioni Unite. Per noi altri, è difficile immaginare un pianeta con “solo” qualche grado di temperatura in più. Mezzo grado ci sembra molto poco, ma un aumento di 2,5°C è oltre il doppio del riscaldamento attuale. Ora siamo a più 1,2°C rispetto all’era preindustriale e stiamo già vivendo le conseguenze negative di un clima così caldo Cosi dicono gli scienziato sul clima. Si chiama riscaldamento globale ma i politici fanno finta di non sapere. Il cambiamento climatico è una minaccia distribuita nello spazio e nel tempo. Per come ci siamo evoluti non riusciamo a vederlo nella sua complessità: diverse distorsioni cognitive ci rendono ciechi di fronte all’emergenza ambientale. Guarire da questa cecità, o almeno limitarla, significa affrontare il problema del negazionismo e del clima. Una delle cure è il lavoro fatto dall’Ipcc. L’ente di esperti fu fondato nel 1988 dalle Nazioni Unite con il compito di fare una revisione della scienza intorno al cambiamento climatico e produrre dei rapporti autorevoli e consultabili. Il sesto rapporto dell’Ipcc affronta le eventuali conseguenze del riscaldamento globale in base a diverse ipotesi di emissioni di gas serra, fino al 2100. Differenti scenari che riflettono i vari sforzi compiuti per affrontare il riscaldamento globale. I primi due scenari sono relativamente ottimisti: l’aumento di temperatura media è di 1,4°C e di 1,8°C rispetto all’era preindustriale. Il terzo scenario è intermedio: si sale di 2,7°C. Gli ultimi due, invece, sono i peggiori: +3,6°C e +4,4°C. Con le politiche climatiche attuali raggiungeremo i +2,5 gradi tra il 2050 e il 2070. Il cambiamento climatico ha interazioni complesse anche con la produzione di cibo e la sicurezza alimentare. Modifica il rendimento della pesca o le coltivazioni di cereali. Ci sono poi gli effetti sulla biodiversità, le città, le migrazioni e la salute. Le morti causate dalle ondate di colore sono le perdite più facili da immaginare quando pensiamo alle conseguenze del cambiamento climatico sulla salute umana. Si tenterà – migrando – di arginare gli eventi meteorologici estremi. Ove si raggiungesso i +2,7°C, due miliardi di persone si ritroveranno fuori dalla “nicchia climatica” dell’umanità, cioè fuori dalle condizioni ottimali in cui la civiltà umana ha vissuto negli ultimi diecimila anni. Dunque, cari politici e cari candidati alle elezioni europee, informiamoci, non giriamoci dalla altra parte, non ignoriamo le conseguenze nefaste del riscaldamento globale e, se ne avete il coraggio, lavorate davvero – se e quando sarete eletti – al fine di partorire provvedimenti attenti e mirati a contrasto del cambiamento climatico e a tutela degli esseri umani e del pianeta. Ricordatevi che l’Europa non è vostra o di interessi particolari, l’Europa è del bene comune, ossia della comunità di cittadini che la compongono e che pretendono amministratori seri e competenti”.

Così, in una nota, il fondatore del sodalizio “Iniziativa 9 maggio”, Rocco Tiso, e il portavoce nazionale del comitato “Prospettive Future”, Attilio Arbia.