Il 16 gennaio 1605 lo scrittore Miguel De Cervantes donava al pubblico di lettori di tutto il mondo un romanzo destinato ad annoverarsi tra i più importanti esempi di letteratura
mondiale. “Don Chisciotte della Mancia” è un’opera spagnola divisa in due volumi, risalenti al 1605 e 1615, che si inseriscono nel cosiddetto Siglo de Oro, con spiccati rimandi al genere picaresco e a quello epico-cavalleresco.
Don Chisciotte, assieme al personaggio di Sancio Panza, è uno dei protagonisti più celebri dell’opera, ricordato anche a distanza di anni per il suo spirito cavalleresco, in cui è possibile percepire gli echi della “chanson de geste”.
Tutte le sue avventure eroiche e le difficoltà affrontate nel viaggio assieme al contadino Sancio Panza, sono dedicate a una donna che porta il nome di Aldonza Lorenzo, una donna idealizzata nella sua mente e che trasfigura – così come fa con tutte le altre persone e gli altri oggetti con cui entra in contatto nel corso delle vicende: ad esempio, una locanda diventa un castello, i mulini a vento sono dei giganti, inserendo, dunque, il tutto in una cornice cavalleresca e sognante.
Partendo dalla dichiarazione del ritrovamento di un manoscritto, la vicenda, dunque, segue le imprese del cavaliere errante e crea un ampio spazio di riflessione in cui poter dar voce al contesto nobiliare pronto ad affrontare le difficoltà con cui la Spagna sarebbe stata destinata a fronteggiarsi di lì a poco, dopo il Secolo d’Oro
Considerato un vero e proprio romanzo moderno, “Don Chisciotte della Mancia” va al di là della mera trattazione della vicenda e approfondisce la valenza storica, educativa e curatrice della letteratura stessa che si eleva a utile strumento d’indagine e di lettura della realtà del mondo.