Il 3 gennaio del 1954 milioni di italiani si riuniscono per assistere alla prima trasmissione televisiva che sancisce la nascita della televisione italiana: si tratta di un vero e proprio evento domenicale contrassegnato dal programma Arrivi e partenze, condotto da Mike Bongiorno, per intrattenere i telespettatori con i vip in arrivo a Roma. A seguire, il programma della Domenica Sportiva, sempre sul Programma Nazionale che, solo nel 1976, si tramuterà in Rete 1 e nel 1983 in Rai Uno.
I programmi, rigorosamente in bianco e nero, decretano subito un aumento del numero di abbonati, in particolare negli anni a seguire. Le trasmissioni a colori, tuttavia, denotano un certo ritardo rispetto agli altri paesi, dal momento che iniziano ad andare in onda intorno agli anni Settanta con i Mondiali di calcio del 1970 e le Olimpiadi di Monaco del 1972.
Nel corso del tempo, la diffusione del medium televisivo amplia il pubblico interessato, sebbene solamente pochi potevano permettersi una televisione nella propria abitazione. Non presente in tutte le case degli italiani in quanto considerata un bene di lusso, la televisione, infatti, inizia a sancire un vero e proprio appuntamento per tutte quelle persone che si ritrovano nei bar o nelle case dei propri amici per condividere e assistere insieme alle trasmissioni televisive. Tra queste ultime si ricordino Il Musichiere con Mario Riva e Lascia o raddoppia? con Mike Bongiorno, altri telequiz e varietà, destinati a contribuire alla costruzione della socialità e dell’identità italiana. Non a caso, la televisione italiana degli esordi viene concepita come un vero e proprio strumento pedagogico, portatore di scopi educativi, messaggi morali, capace di risollevare le sorti di una nazione per lo più culturalmente arretrata, basti pensare al programma Non è mai troppo tardi, trasmesso dal 1959 al 1968 dal maestro Alberto Manzi, finalizzato a impartire insegnamenti elementari a circa un milione e mezzo di italiani.