Lo zar annuncia lo stop «definitivo» all’accordo sulle materie alimentari.
Immediatamente dopo, i futures sui cereali schizzano Stati Uniti e Commissione Ue condannano la scelta, Recep Tayyip Erdogan al solito prova a mediare. Kiev: «Passeremo lo stesso nel Mar Nero».

Un raccolto di gran lunga inferiore alle aspettative, sia per qualità che per quantità, in tutti i Paesi dell’area mediterranea, da un lato, e la mancata proroga dell’accordo sul grano ucraino, dall’altro: è il mix di questi due fattori, entrambi emersi negli ultimi giorni, a creare nuovi allarmi sui mercati internazionali delle materie prime alimentari, in primis cereali e olii. A Chicago i futures del grano con consegna a settembre, nel corso della settimana corrente, sono già risaliti verso i 690 dollari al bushel, per poi calare leggermente al di sotto dei 670, mentre il contratto del mais con consegna a dicembre è cresciuto di oltre il 3% superando i 520 dollari al bushel solo nel corso degli scambi del 18 luglio. Quali sono le previsioni, dunque, per i prossimi mesi? Quali conseguenze si possono preventivare in concreto sul nostro carrello della spesa e, su larga scala,  nell’ambito degli equilibri geopolitici internazionali? Secondo Enrica Gentile, fondatrice e amministratrice delegata di Areté Srl, e ad Annachiara Saguatti, senior market analyst della medesima società, rilasciando un intervista al Quotidiano.net, le aspettative non sono rosee.
Areté è una società indipendente specializzata in analisi economiche e previsioni sui mercati agroalimentari. Secondo le esperte: «I mercati, in realtà, avevano già percepito che la Russia sarebbe uscita dall’accordo e, dunque, la reazione alla notizia è stata meno nervosa del previsto – sostiene Gentile -. Probabilmente, sarà maggiore l’impatto della campagna di raccolta 2023: in particolare per il frumento, sia tenero che duro, si è dimostrata deludente in tutti i Paesi dell’area mediterranea, a causa degli eventi atmosferici estremi che hanno penalizzato le rese, fra l’altro, anche in Italia». A proposito del nostro Paese, negli ultimi cinque anni la produzione nazionale è riuscita a coprire, in media, il 60% del fabbisogno interno di grano duro (la cui semola è utilizzata soprattutto per la preparazione della pasta) e circa il 38% della domanda interna di grano tenero (la cui farina è usata principalmente per preparare pane e dolciumi). Il resto del fabbisogno è coperto dalle importazioni di grano dall’estero: «ma l’Ucraina – precisa Gentile – è rilevante solo per l’importazione di grano tenero».

Paura per ripercussione su rotte dal Nordafrica

I timori sono legati ai riflessi ‘africani’ della guerra in UcrainaGli 007 e il ministero dell’Interno pongono l’attenzione sull’aumento dei flussi migratori determinato dalla crisi alimentare.

Zelensky ostenta tranquillità

L’Ucraina è pronta a continuare le esportazioni nonostante l’uscita della Russia dall’accordo sul grano. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha ribadito che c’erano due accordi, uno tra “Ucraina, Turchia e Onu” e “l’altro tra Russia, Turchia, Onu“, questo significa che la Russia “sta violando gli accordi con il segretario generale dell’Onu Guterres e con il presidente Erdogan, non con noi”. Lo riporta Rbc Ukraine. Zelensky conclude dicendo che, appunto, “non avevamo accordi con loro”.

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