di Luca Marrone

Roma. Ovunque sarai. Le note della canzone di Irama hanno scandito il commosso addio a Martina Scialdone nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice al Tuscolano. Poco distante dalla casa di Martina e dal ristorante Brado, in via Amelia, dove l’avvocata 34enne ha perso la vita per mano dell’ex compagno Costantino Bonaiuti, 60 anni, funzionario dell’Enav.

La mamma di Martina era sorretta affettuosamente dal figlio, le amiche di sempre si abbracciavano commosse, il venezuelano monsignor Riccardo Lamba, vescovo ausiliario di Roma, ha celebrato l’omelia funebre e impartito la benedizione dei defunti. “Come mai tanta violenza si è accumulata nel cuore di un uomo da portare alla morte di un’altra persona?”, si è chiesto il celebrante. “Una domanda a cui nessuno può rispondere. Il cuore dell’uomo è un abisso. Nemmeno chi ha provocato la morte di Martina è in grado di rispondere a questa domanda.” Nel corso dell’omelia, il vescovo ha ricordato anche le altre vittime di violenza. Lacrime di dolore per una morte “assurda e ingiusta”.

Alcune amiche di Martina, le più strette, sono salite sul sagrato per leggere una lettera: “Ciao Marti, siamo tutti qui per te. E non ci stupisce perché tu eri il nostro punto d’incontro anche se siamo tutte diverse e tutte sparse per il mondo. Il tuo sorriso era contagioso, non esisteva un giorno no. Hai sempre amato forte perché tu eri forte. Se credevi in qualcosa la facevi. Ci mancherà il tuo modo di affrontare la vita a cuor leggero. Il miglior modo per salutarti non è piangere ma ringraziarti. Siamo sicure che questo non è un addio ma un arrivederci perché sappiamo che ci verrai a trovare.” Dopo di loro è stato il turno di un collega dello studio in cui Martina lavorava: “Era un’avvocatessa tenace e appassionata. Siamo sicuri che ci mancherà.”

Tra i partecipanti, il presidente del Municipio VII, Francesco Laddaga e l’avvocato Mario Scialla, che rappresenta la famiglia Scialdone e che, uscendo dalla chiesa, ha detto ai giornalisti che “l’essere umano non può comprendere ciò che umano non è.”

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