Peter Weir è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico australiano nato il 21 agosto 1944 a Sydney, in Australia.
Tra i suoi capolavori ricordiamo: Picnic ad Hanging Rock (1975), Witness – Il testimone (1985), Mosquito Coast (1986) con Harrison Ford come attore protagonista, L’attimo fuggente (1989), Green Card – Matrimonio di convenienza (1990), The Truman Show (1998) e Master & Commander – Sfida ai confini del mare (2003) e ancora tanti altri. È vincitore di vari riconoscimenti, tra i quali tre Premi BAFTA, due AACTA Awards, un European Film Award; sei volte Premio Oscar, quattro Golden Globes e Palma d’oro al Festival di Cannes e per l’Orso d’oro a Berlino.
Dopo essersi iscritto ad arte e legge, si accorge di essere destinato ad altro e va alla ricerca del suo futuro intraprendendo un lungo viaggio per l’Europa. Inizia così a cimentarsi nella televisione con la realizzazione di documentari e cortometraggi.
Nei suoi film, nonostante ambientazioni e situazioni diverse, è ricorrente l’attenzione al mondo dei giovani e degli adolescenti, da cui trarre un insegnamento per la vita. È il caso de’ L’attimo fuggente (1989), con protagonista Robin Williams nei panni di un professore di lettere anticonformista chiamato “il Capitano”, che stravolge i modi di vedere il mondo dei suoi alunni, incentivando la loro crescita personale e incoraggiandoli ad amare la poesia perché in essa è racchiusa l’esigenza, carpita solo da un animo sensibile e ben predisposto, di cogliere l’attimo.
«Cogli la rosa quando è il momento/ ché il tempo, lo sai, vola/ e lo stesso fiore che sboccia oggi/ domani appassirà». Il verbo carpo significa ‘afferrare, strappare’ e viene usato per indicare l’atto di cogliere un fiore nel senso di ‘cogliere, non lasciarsi sfuggire’ nulla e assaporare il profumo e la sensazione piacevole, di benessere, di gioia, come un fiore appena colto. Il pathos che caratterizza tutta l’opera cinematografica è accompagnato da metafore, come il volo degli uccelli che simboleggia il desiderio di libertà e indipendenza insito nei giovani.
Il film riflette, dunque, sul tempo che passa, sulla scoperta di sé, sulla capacità di guardare il mondo, le situazioni e sé stessi da angolazioni diverse. Il professore protagonista invita i suoi allievi ad avere un sentimento di rottura, diverso dagli altri, dalla società conservativa degli anni Sessanta; li invita a vivere la vita quando è il momento, succhiandone l’essenza, a strappare le pagine del libro di testo per andare al di là dei vecchi schemi pre-impostati dalla scuola. Egli penetra nel cuore dei ragazzi, si fa amare da loro e fa amare loro la poesia di Keats, Whitman, Shakespeare.
Ognuno a proprio modo cresce, rompe delle opprimenti catene impostate dall’istituzione conservatrice, senza mai omologarsi o lasciarsi influenzare dal giudizio altrui. Il rimando al carpe diem oraziano è un inno alla vita, ad “afferrare il giorno”: in questa frase è riassunta la visione del poeta Orazio, vissuto all’epoca dell’imperatore Augusto. Si tratta di un richiamo alla valorizzazione di quanto di positivo vi può essere nell’attimo che si sta vivendo ora, senza sprecare il proprio tempo nel passato che non può più ritornare o in un futuro ancora da scoprire e, dunque, non gestibile al momento.