“Io sono un campione questo lo so… è solo questione di punti di vista..”
Così inizia il brano degli Stadio dedicato tre anni dopo la sua scomparsa al ciclista Marco Pantani.
Mito del ciclismo italiano per eccellenza, Pantani, soprannominato “Il pirata”ha fatto sognare migliaia di tifosi con 46 vittorie in carriera, con migliori risultati nelle corse a tappe e vincendo Giro e Tour nel 98.
Dopo vari incidenti, avvenuti negli allenamenti, quello che lo colpì più di tutti fu lo scontro frontale avvenuto nella gara Milano-Torino del 95 con un fuoristrada che viaggiava in senso contrario sul tracciato di gara. Questo gli comportò la frattura di tibia e perone, con il grave rischio di perdita dell’uso dell’arto e quindi la prematura interruzione dell’attività agonistica. Dopo svariati mesi di stop ritornò in sella alla sua bici, correndo in una decina di competizioni ufficiali figurando positivamente in tutte le corse. Nel 98 vinse la cosiddetta coppietta giro – tour, la conquista nello stesso anno di due grandi corse a tappe, conquistandosi la prima maglia gialla della sua carriera.
Tutto cambiò Il 5 giugno del 99 quando nell’hotel Touring di Madonna di Campiglio a poche ore dalla penultima tappa della corsa rosa, vennero resi pubblici i risultati dei controlli sugli atleti in classifica e nel sangue di Marco venne riscontrato un tasso di ematocrito al 51,8%, superiore al limite massimo consentito (50% con tolleranza dell’1%); sottoposto poi anche ad un controllo anti-doping al quale risultò negativo, Pantani fu fermato e la sua squadra si ritirò in blocco per protesta.
Da qui iniziò per il ciclista una discesa sia per la sua vita che per la sua carriera; lui abituato a scalare le salite, questo duro colpo lo portò in preda ad una forte depressione cadendo nella spirale della cocaina.
Nel 2000 tornò di nuovo a correre, ma viste le sue condizioni di forma e le notevoli difficoltà psicologiche, le varie preparazioni alle gare furono sempre più frammentate fino ad essere inesistenti. In un primo momento riuscì a superare il problema della dipendenza da cocaina, ma il morale dell’atleta era sempre più demoralizzato. Nel 2003 entrò in una clinica in Veneto specializzata nella cura della depressione e della dipendenza da alcol, uscendone poi dopo un mese per continuare le cure con i propri medici.
La sera del 14 febbraio 2004 Pantani fu trovato morto in una camera di un residence a Rimini. Secondo alcune dichiarazioni, Marco affermò di voler andare in vacanza in montagna passando per Milano, dove qui cambiando idea, decide rientrare verso Rimini, alloggiando per 4 notti nel residence “Le Rose”, dove poi venne trovato il corpo senza vita.
L’autopsia rivelò che la morte avvenne per causa di un edema polmonare e celebrale, conseguente ad un overdose di cocaina.
Dalla vicenda di Madonna di Campiglio alla sua morte troppi furono i dubbi che la famiglia di Marco, soprattutto sua mamma Tonina fecero emergere negli anni successivi dalla sua scomparsa.
Vennero anche alimentate delle perplessità su un eventuale congiura ai danni del ciclista. In una lettera indirizzata alla madre di Marco, Tonina, il boss Renato Vallanzasca sostenne che un suo amico lo avesse avvicinato in carcere qualche giorno prima del fatto di Madonna di Campiglio, quando Pantani era verso la vittoria finale; il pregiudicato gli avrebbe consigliato di scommettere sulla sconfitta di Pantani, assicurandogli che il giro non lo avrebbe vinto lui.
Nel corso degli anni vennero aperte due inchieste: nella prima (2004) vennero condannati il pusher Fabio Miradossa a 4 anni e 10 mesi, colpevole di aver consegnato al ciclista la dose di droga che risultò fatale e Ciro Veneruso a 3 anni e 10 mesi che materialmente l’aveva procurata per poi consegnarla al ciclista. Nella seconda inchiesta (2014) si avviò una procedura contro ignoti per delle dichiarazioni del pusher Miradossa che sostenne che Pantani stesse cercando delle verità dopo il controllo anti-doping in un giro di accuse non chiare.
A 10 anni di distanza dalle inchieste, le autorità giudiziarie che si erano occupate di questa storia decisero di archiviare la faccenda come un caso di suicidio evidente: Marco Pantani si sarebbe tolto la vita perché depresso e ormai dipendente da farmaci e cocaina.
I familiari che non hanno mai creduto al suicidio dell’atleta, nel 2019 venne aperto un nuovo fascicolo contro ignoti per stabilire se Pantani sia stato ucciso o no.
Nuove testimonianze, dal tassista alle due escort, sono ancora tante le domande che non trovano risposte. Il caso Pantani è ancora oggi una salita verso la verità.
