di Giulio Catalucci

È stata una giornata ricca di colpi di scena quella che ha aperto la XIX legislatura nella storia della repubblica.
Come ampiamente previsto dai rumors che circolavano nella serata di ieri e che hanno trovato riscontri nella mattinata odierna, la prima votazione del nuovo parlamento ha portato all’elezione di Ignazio Benito Maria La Russa alla presidenza del Senato.
Catanese, nato a Paternó nel 1947, avvocato, parlamentare dal 1992, inizia a fare politica da ragazzo come militante nel fronte della gioventù nazionale.
Il suo è innegabilmente un lungo e prestigioso pedigree politico dapprima nella destra-destra italiana poi diventata centrodestra: da fervido almirantiano è stato infatti esponente del movimento sociale italiano, (poi confluito in AN in seguito alla svolta di Fiuggi), per arrivare poi al 2012 dove è stato tra i fondatori di fratelli d’Italia insieme a Guido Crosetto, quando presero letteralmente in braccio Giorgia Meloni e l’hanno portata in 10 anni al centro della scena politica italiana diventando primo partito del Paese e quintuplicando i voti.
Già vicepresidente della camera e vicepresidente del Senato, fu ministro della difesa nel governo Berlusconi IV.
Alla luce di ciò è indubbio che sia l’esponente politicamente più a destra nella storia della repubblica ad assurgere allo scranno più alto di Palazzo Madama, in concomitanza dell’ormai certo insediamento a Palazzo Chigi tra una settimana o poco più del presidente del consiglio anche in questo caso più orientato destra, nonché prima donna, dell’ Italia repubblicana.
Ciò che però “fa notizia” come direbbero i giornalisti o i cronisti politici, sono le sorprendenti modalità con cui questo importante fatto politico sia avvenuto. Infatti man mano che si avvicinava il momento della votazione è emersa una indisponibilità da parte di Forza Italia a convergere sulla figura di La Russa, aprendo gli scenari di una prima spaccatura sul fronte della maggioranza. Berlusconi infatti ha dato indicazione ai suoi senatori di non rispondere alla chiamata di voto.
Per tanto, a rigor di numeri, La Russa non ce l’avrebbe dovuta fare, poiché per l’elezione occorreva la maggioranza assoluta di almeno 104 seggi, ma Lega e Fdi insieme, senza i 16 voti forzisti si fermavano a 99. Eppure è arrivato un sorprendente e decisivo soccorso dell’opposizione. Ovviamente quale sia la fonte di questi voti, tra i 15 ed i 19, nessuno lo sa e forse lo saprà mai essendo previsto il voto segreto (come per ogni votazione sulle persone che presiedono le tre cariche istituzionali più importanti).

Ancor più clamoroso è stato il forte alterco tra lo stesso La Russa e Berlusconi ripreso dalle telecamere poco prima dell’inizio della votazione, in cui si è sentito anche un “vaffa” del cavaliere. Alla base di queste tensioni che, sia chiaro, non prefigurano comunque rischi sulla formazione del futuro governo e sulla stabilità della maggioranza di centrodestra, ci sarebbero le trattative che si sarebbero incagliate su alcune caselle e nomi voluti da Berlusconi nell’esecutivo che si accinge a guidare Giorgia Meloni. In particolare, ci sarebbero dei veti da parte di fratelli d’Italia su dei precisi nomi che Berlusconi vorrebbe per il ministero della giustizia e come sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria e anche il nome, poco gradito sia a Salvini che a Meloni, di Licia Ronzulli fedelissima del cav. a Ministro della salute.

Dunque la frizione principale sarebbe tra forza Italia e fratelli d’Italia, con i primi che reclamano agli alleati più forti politicamente e numericamente una “dignità politica”, (per usare un termine caro a socialisti e popolari nella prima repubblica), analoga a quella della Lega. Segnatamente la delusione che cova in Forza Italia, come fa sapere in via ufficiosa Berlusconi, è che se la presidenza del consiglio e del Senato va a fratelli d’Italia, la presidenza della camera alla Lega, si aspettano un riconoscimento politico importante nella squadra di governo che si sta preparando, e che , fa sapere l’ex premier “stimo molto Giorgia, ma i veti non ci piacciono”.
Alla fine di questa giornata interminabile comunque nella varie anime del centrodestra fanno sapere che alla fine “un accordo si farà e ci si verrà incontro”.
Domani poi sembrerebbe che invece non ci sarà un bis di quello che è successo stamattina al Senato e sarà eletto senza sorprese Lorenzo Fontana, leghista, fedelissimo di Salvini, alla presidenza della camera.