È morto a 91 anni il padre della Nouvelle Vague.

A darne notizia è il quotidiano francese Libération che lo definisce come un regista totale con mille vite e un’opera tanto prolifica. Col suo film Fino all’ultimo respiro del 1961, con Jean Paul Belmondo, è stato un punto di riferimento per i giovani cineasti degli anni Sessanta e ha rappresentato un segno di demarcazione fra epoche e culture della storia del cinema francese e non solo. Jean Paul Belmondo lo ricordava con queste parole: «Mi piaceva questa sua idea di totale libertà, l’improvvisazione, il fatto che non ci fosse una vera sceneggiatura con le battute precise da imparare a memoria e che io potessi lasciarmi andare all’istinto, come veniva. Il giorno prima delle riprese ho chiesto a Godard se almeno avesse un’idea di quello che voleva fare. Mi ha dato una risposta che mi ha riempito di entusiasmo: “No”»
Si è schierato contro il capitalismo e la cultura di massa ma soprattutto contro il cinema dei padri.
Tra i suoi capolavori, ricordiamo: Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle) (1960), Le Petit Soldat (Le petit soldat) (1960), La donna è donna (Une femme est une femme) (1961), Questa è la mia vita (Vivre sa vie) (1962), Les Carabiniers (1963), Il disprezzo (Le Mépris) (1963), Bande à part (1964), Una donna sposata (Une femme mariée) (1964).
In uno degli ultimi interventi ha espresso tutto l’estro lirico e immaginifico della sua arte: “A questa età ho difficoltà a vivere la mia vita, ma ho ancora il coraggio di immaginarla”.
Premiato con il Leone d’oro nel 1984 e l’Oscar alla carriera nel 2011, ha ispirato molti registi di Hollywood come Quentin Tarantino.