Il 2 settembre 1973 moriva Tolkien. Il suo estro artistico è stato notevolmente influenzato dalla madre dalla quale ha appreso l’amore per le lingue, le antiche leggende e le fiabe.
Scrittore de’ Lo hobbit, opera che rappresenta l’inizio della sua carriera, realizza un racconto fantastico ambientato in un fiabesco e passato inglese, con protagonisti piccoli esseri molto simili agli uomini, amici dei nani.
A partire da questo capolavoro, l’autore matura quell’immaginario fantastico che lo rende celebre, a partire dalle Terre di Mezzo, all’opera Le avventure di Tom Bombadil, alla trilogia de Il signore degli anelli, molto apprezzata in tutto il mondo: storia che evoca l’inglese medievale attraverso tre distinti volumi, quali La compagnia dell’anello, Le due torri e Il ritorno del re, riuniti, nel 1956, in un unico libro.
Tolkien, per la stesura del suo capolavoro, si dedica al dialetto delle Midlands e all’inglese arcaico, il beowulf e alle Letterature nordiche, oltre al gruppo, da lui fondato, chiamato i Coal-Biters, che ha ottenuto vari titoli onorari tra i quali quello dell’Alto Ordine Britannico, il C.B.E., e cinque Dottorati.
Nel 1917, Tolkien scrive Il Silmarillion, opera incompiuta e portata a termine dal figlio Christopher, pubblicata solo nel 1977.
È uscita oggi, su HBO, Netflix e Amazon, la nuova serie tv il Signore degli Anelli, con episodi settimanali: un approfondimento della Seconda Era, alla quale Tolkien aveva soltanto accennato.
“Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.”