Dopo numerosi anni di chiusura, il Mitreo di Marino, un luogo sacro luogo di culto meglio conservato dell’antichità, riaprirà il 23 al pubblico in via della stazione 10. Il sito, casualmente rinvenuto nel 1962 durante i lavori di escavazione di una grotta in un’abitazione del centro storico, sulle scalette che portano alla stazione della città. Il ritratto che raffigura il Dio mitra nell’intento di mozzare la gola a un toro bianco, è senz’altro uno dei meglio conservati al mondo.
Solo tre sono in Italia i mitrei dove la scena del mistero è dipinta: uno è il Mitreo Barberini a Roma, un altro il mitreo di Santa Maria Capua Vetere e il terzo è quello di Marino.
Particolarità del Mitreo di Marino, che lo distingue rispetto agli altri due esempi, è la tecnica esecutiva del dipinto realizzato ad encausto (o incausto) direttamente sull’intonaco signino della cisterna.
Al centro del dipinto, risalente al II secolo d.C., si trova Mitra, vestito all’orientale, con berretto frigio, tunica e calzoni rossi; indossa anche un mantello blu volteggiante puntinato di stelle. Guarda verso il Sole che lo illumina; dall’altra parte c’è la Luna. Sotto al Sole e alla luna ci sono due dadofori, portatori di torce, uno con la torcia alzata (Cautes, il giorno), l’altro con la torcia abbassata (Cautopates, la notte). Mitra sta sgozzando il toro bianco, mentre un cane e un serpente bevono il sangue del toro e uno scorpione morde i testicoli del toro. Dalla coda della vittima escono alcune spighe di grano, simbolo della rinascita della Terra. Ai lati della scena principale ci sono otto riquadri con le principali imprese della vita di Mitra.venne ricavato in una preesistente cisterna d’acqua con volta a botte scavata nel peperino, lunga 29 metri, larga 3,10 e alta 3. Caratteristiche proprie delle cisterne di epoca romana sono il rivestimento delle pareti con intonaco signino (opus signinum o cocciopisto) e i cordoli di raccordo agli angoli delle pareti e pavimento, presenti nel Mitreo di Marino.
Al termine della galleria c’è il dipinto, famosissimo e ben conservato, dove Mitrataglia la gola al toro bianco. Davanti al dipinto c’è un cippo, su cui si legge: INVICTO DEO CRESCES ACTOR ALFI SEBERI D P, ovvero “Cresces, amministratore di Alfio Severo, pose come dono al dio invitto”.
Lungo la galleria vi erano i podia per gli iniziati, verosimilmente in legno, dei quali rimane una debole traccia sul pavimento.
Sulle pareti rimangono le tracce di strutture lignee di arredo (mensole e divisori) nonché piccole nicchie per l’alloggiamento delle lucerne per l’illuminazione.
All’inizio della galleria, sulle pareti laterali, sono raffigurati i dadofori Cautes, con la fiaccola alzata, e Cautopates, con la fiaccola abbassata.
