9A75D82D-5277-4A93-A294-36B719A80782Di Lorena Fantauzzi

Una delle cose più complicate, quando si vuole fare l’analisi linguistica di certe dichiarazioni, è astrarsi dal contenuto delle affermazioni stesse. Mi è capitato più volte di dover ribadire questo concetto: affermare che alcuni brani del discorso di Conte alla nazione, dal punto di vista linguistico, sono pessimi, non significa criticare le intenzioni o le scelte politiche dell’ex Premier: significa solo dire che ha parlato male. Allo stesso modo, prendersela con l’italiano rocambolesco di Di Maionon significa parlare male del suo operato, così come dire che Trump ha inanellato, a suo tempo, una serie di strategie comunicative assolutamente degne di attenzione non significa sposarne la causa o le idee, e così via.

Altre volte, è difficile astrarsi dal contenuto e mantenere la lucidità di pensiero necessaria per una rigorosa analisi linguistica perché il contenuto stesso è molto interessante e, in qualche modo, ci rapisce, come succede quando leggiamo un racconto che ci piace o un romanzo che ci fa sognare. 

Selvaggia Lucarelli e la coerenza che fa comodo

Niente di meglio, dunque, che sfruttare, ai soli fini didattici, dichiarazioni di persone che non ci facciano correre questo rischio.

Prendiamo ad esempio Selvaggia Lucarelli che, anche in questi giorni, è protagonista di vicende che, per l’appunto, tralasciamo dal punto di vista contenutistico (non ci occupiamo, qui, né di gossip né di pettegolezzi) ma che offrono lo spunto per alcune considerazioni a mio avviso interessanti. Soprattutto per quanto riguarda, naturalmente, un uso del linguaggio che, seppur in apparenza perfettamente corretto, vìola però uno dei principi sacri quando si tratta di comunicazione: quello della coerenza rispetto al dato linguistico, che non può essere usato a proprio uso e consumo secondo i propri comodi o in funzione di followers e like.

Dichiarazioni importanti ma poco coerenti

Partiamo subito con una dichiarazione della blogger e scrittrice, una dichiarazione di qualche anno fa, in tutto e per tutto condivisibile: “le donne sul web sono le prime vittime, ma è anche vero che molte donne hanno assorbito la mentalità più becera, ripugnante e maschilista e sono loro stesse a vessare, umiliare, tormentare le altre donne”. Parole importanti, da sottoscrivere. Parole alle quali Selvaggia Lucarelli dovrebbe prestare attenzione. 

Io sono Giorgia!

Detto questo, passiamo a Giorgia Meloni (alle cui idee sulla famiglia ho dedicato più di un pensiero) la quale, oltre a essere spesso vittima di bullismo virtuale (gli insulti che riceve sono letteralmente incalcolabili), ora è protagonista della scena con il suo nuovo libro, “Io sono Giorgia, le mie radici, le mie idee”.

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Titolo che, dal punto di vista linguistico, è un capolavoro: da un lato “Io sono Giorgia” richiama il tormentone che ha impazzato sui social e che a sua volta richiamava un discorso in cui Meloni dichiarava con tutto il fiato che aveva in corpo “io sono Giorgia, io sono mamma” e così via, come immagino ricorderete.

Lakoff sorriderebbe: negare un frame lo rinforza, sostiene l’esperto di linguistica cognitiva e in effetti il tormentone “Io sono Giorgia” era stato creato per sbeffeggiarla.