Nello scorso mese di marzo, l’Autorità Israeliana per le antichità ha annunciato il rinvenimento di decine di nuovi frammenti che si crede facciano parte dei cosiddetti “rotoli del Mar Morto”.
Il rinvenimento è avvenuto in una caverna nel deserto della Giudea, circa 40 chilometri a sud di Gerusalemme, nei pressi di Qumran, dove l’Autorità Israeliana aveva avviato una vasta operazione di scavi, con l’esplorazione di oltre 400 grotte, proprio per interrompere decenni di saccheggi dei preziosi manufatti millenari da parte di ladri esperti.
I rotoli del Mar Morto, rinvenuti nelle grotte del deserto della Cisgiordania, per lo più nel ‘900, sono una collezione di testi ebraici contenenti anche le prime copie note di testi biblici e vengono datati tra il III secolo a.C: e il I secolo d.C.
Per quanto riguarda quest’ultimo ritrovamento, si parla di circa 80 frammenti che riportano scritte in greco (in ebraico appare solo il nome di Dio) che gli studiosi ritengono provenire dai libri dei profeti minori, Zaccaria e Naum. Inoltre, sulla base dello stile della scrittura, vengono fatti risalire al I secolo.
Questi frammenti sono stati rinvenuti all’interno della ‘Grotta dell’orrore’, così chiamata per un massivo numero di scheletri ivi rinvenuti negli anni ’60 del secolo scorso. Si ritiene che in questa grotta si nascosero dei ribelli ebrei dopo la cosiddetta rivolta di Bar Kokhba (un condottiero Ebreo) o terza guerra giudaica, contro l’Imperatore Adriano tra l’anno 132 e l’anno 136.
Benché quest’ultimo rinvenimento avvenga dopo circa 60 anni dal precedente, molti frammenti sono stati trattati sul mercato nero, probabilmente saccheggiati dalle numerose grotte della regione.

