Di Lorena Fantauzzi
L’ufficio del pubblico ministero non è per le donne: è una delle prime frasi che ho sentito quando venni nominata procuratrice. Avevo 22 anni ed ero determinata a dimostrare che non era vero, ma per farlo ho dovuto lavorare molto più duramente dei miei colleghi maschi».
Laura Codruța Kövesi, nata in Romania 47 anni fa, non è il tipo che si lascia spaventare facilmente. Simbolo dell’anticorruzione, molto amata dalla società civile, ha dovuto fronteggiare intimidazioni e attacchi. Sotto la sua guida, dal 2013, la Direzione nazionale anticorruzione rumena ha condotto migliaia di inchieste politicamente trasversali, che hanno toccato sindaci, ministri ed ex primi ministri e fatto recuperare centinaia di milioni di euro.
Ora, ha di fronte un’altra sfida: far partire e guidare la nuova Procura europea (European Public Prosecutor’s Office – Eppo), un organismo indipendente della Ue cui spetterà indagare e perseguire dinanzi ai tribunali degli Stati partecipanti i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione come frode, corruzione e frodi Iva transfrontaliere che superano i 10 milioni di euro. Reati di notevole entità – le sole frodi Iva si aggirano tra i 30 e i 60 miliardi di euro l’anno – contro i quali le autorità dei singoli Stati possono fare poco poiché i loro poteri si fermano ai confini nazionali.
Come sono stati i primi anni da pubblico ministero donna?
Poco dopo la mia nomina andai in una fabbrica, dove c’era stato un incidente. Ma quando arrivai, l’ufficiale di sicurezza mi fermò: “Ehi ragazza, non ci sono incontri con gli studenti oggi!”. Gli risposi che non ero una studentessa. Ma lui insistette: “Vattene, deve arrivare il pubblico ministero”. Quando gli mostrai il distintivo, spiegandogli che ero io il pubblico ministero rimase molto sorpreso. Capii che, essendo io giovane e donna, gli era difficile prendermi sul serio.
E poi è diventata la prima donna procuratrice generale…
Anche i miei amici erano preoccupati: temevano che non riuscissi a concludere il mandato. Perché ero troppo giovane e perché ero una donna. Ma ero determinata a dimostrare che avevano torto. E ho concluso non solo uno, ma due mandati.
Non le sono mancate minacce, ha dovuto vivere sotto scorta. Nel 2018 l’incarico di capo della Direzione anticorruzione le fu revocato su richiesta del ministro della Giustizia e il suo Paese, la Romania, ha osteggiato la nomina a capo della Procura europea. Che cosa l’ha aiutata ad andare avanti?
Da adolescente, giocavo a basket in una piccola città della Romania. Ho amato lo sport, la competizione, il fair play, il lavoro di squadra. Gli ultimi anni sono stati i più difficili della mia vita personale e professionale. Ma non sono abituata a scoraggiarmi o ad arrendermi. Lo sport mi ha insegnato che il lavoro, il coraggio, la tenacia possono far superare ogni pregiudizio. È stata una lunga strada, con molti ostacoli, ma ho sempre cercato di fare un buon lavoro: questo mi ha dato la forza di non mollare.
Cosa vuol dire essere una leader
Non so se esista un modo femminile di sopportare il peso della leadership. Per me essere una donna che opera nel campo della giustizia significa conquistare la fiducia degli altri e soprattutto mantenerla. Ma ciò che più conta è non essere soli. Sono sempre stata sostenuta da migliaia di persone, che hanno creduto nella lotta alla corruzione, nello Stato di diritto e nei valori europei. Non sarei arrivata dove sono, senza il loro aiuto.
Ora deve far partire la Procura europea. Avrebbe dovuto essere operativa a fine 2020, ma i tempi sono slittati. Quando partirà?
Se dipendesse da noi, inizieremmo domani. A livello centrale siamo pronti: i procuratori europei sono stati nominati a luglio 2020. Manca però un elemento chiave: i procuratori europei delegati che devono condurre le indagini all’interno degli Stati. Siamo particolarmente preoccupati dall’Italia perché è in forte ritardo. Conto sul nuovo ministro della Giustizia per accelerare le procedure.
In Italia le indagini per frode ai danni del bilancio europeo potrebbero oscillare fra 500 e mille ogni anno (fra le più alte in Europa). Quanti procuratori delegati servirebbero?
Il numero di casi potenziali è frutto di una stima. Comunque l’Italia avrà uno dei più alti numeri di procuratori europei delegati, ma è troppo presto per dire quanti
In quali altri Paesi mancano i procuratori europei delegati?
Finora abbiamo nominato 32 procuratori delegati di 7 Paesi: Slovacchia, Germania, Estonia, Lituania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Romania. Stiamo valutando i candidati della Bulgaria. Nella maggior parte degli altri Paesi il processo è in corso, mentre in Italia non è ancora iniziato.
La cooperazione giudiziaria non sarà semplice. Come lavorerete?
La procura europea è un vero punto di svolta. La struttura e i poteri sono senza precedenti, concepiti per avere un impatto importante sulle indagini transfrontaliere. Sarà facile? No, 22 Stati significa 22 legislazioni, 22 procedure, 22 strutture, 22 culture… Però sono convinta che siamo pronti. Abbiamo la giusta concentrazione, il giusto spirito, la giusta determinazione per avere successo. Non conosco una sfida più entusiasmante.
Nella relazione al Parlamento non ha nascosto i problemi legati alle risorse economiche e al personale chiedendo, senza peli sulla lingua, se l’obiettivo era avere una Procura efficace o semplicemente far vedere che esiste. Questi nodi sono stati risolti?
