di Michel Emi Maritato

Riaperta l’inchiesta sulla donna umbra scomparsa nel 2009. Si ipotizza un omicidio in famiglia

Una oscura fine quella di Barbara Corvi, la donna di Montecampano di Amelia, di cui non si hanno più notizie dal 2009. Foschi presentimenti sono legati al mistero della scomparsa di una mamma di due figli di 19 e 15 anni e alle oscure figure legate al suo mondo. Per questo la procura di Terni ha riaperto il fascicolo. Dopo undici anni di silenzio la scorsa estate un colpo di scena ha squarciato il velo di omertà: ci sarebbero due indagati per presunto omicidio. Si tratta di Roberto e Maurizio Lo Giudice, marito e cognato della donna. Non è un caso se parliamo di omertà. Secondo gli investigatori Barbara è stata uccisa, ipotesi di reato omicidio e occultamento di cadavere. Quello che per anni hanno sostenuto le sorelle Irene e Monica, tenacemente legate a quella atroce convinzione. Sul presunto omicidio ci sarebbe l’impronta della ‘ndrangheta. Convinzioni confermate da un collaboratore di giustizia residente a La Spezia, di cui per sicurezza non è stato rivelato il nome.  Ė la famiglia quindi a entrare in ballo e la nuova fase che si è aperta vede in primo piano il marito di Barbara, Roberto Lo Giudice, che potrebbe sapere più di quanto a tutt’oggi sia stato rivelato. Viene così prepotentemente fuori la vita privata di una moglie infelice, che si sospetta avesse un amante e per questo potrebbe aver fatto una brutta fine. Sullo sfondo la presenza di soggetti legati alla malavita e, sebbene gli inquirenti mantengano il massimo riserbo, qualcosa è trapelato dalle parole dei congiunti della donna scomparsa. Era il 27 ottobre del 2009 quando, andando dal commercialista col marito Barbara Corvi, allora 35enne, chiese di essere riportata a casa perché non si sentiva bene; poi di lei più nessuna traccia. Ė emerso che in tale occasione, tra i due fosse scoppiata una violenta lite, uno dei tanti dissidi frequenti nella coppia. Una unione infelice, nata troppo presto per Barbara, che a 16 anni si innamorò di Roberto; rimasta incinta un anno dopo durante la rituale “fuitina” lo sposò ma il ménage fu da subito contrassegnato dalla violenza di lui. Le sorelle, che non hanno mai creduto alla versione dell’allontanamento volontario sostenuta dal marito, oggi più che mai chiedono verità e giustizia per Barbara, come a più riprese ha fatto l’intera comunità di Amelia. Sulla vicenda si è accesa l’attenzione mediatica, tanto da portare il caso all’attenzione della trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto”. Come sovente accade nelle vicende di cronaca più enigmatiche, sono sempre le famiglie a invocare un differente corso delle indagini così, grazie agli interventi di Irene e Monica Corvi, gli inquirenti hanno dato una diversa piega all’inchiesta. Sullo sfondo di questa vicenda infatti c’è l’ombra pesante del clan dei Lo Giudice, originari della Calabria e noti per appartenere a una delle più potenti cosche di ‘ndrangheta. Di fronte alle accuse che oggi gli vengono mosse, Roberto Lo Giudice si trincera nel silenzio. Ma non è sfuggito agli inquirenti quella sorta di processo in famiglia, cui Barbara fu sottoposta dal marito, che ne aveva scoperto il tradimento. La richiesta di una giustificazione di fronte ai congiunti, dopo aver scoperto un messaggio sul telefono della donna, circostanza, nella ricostruzione dei fatti della Procura, che  avrebbe fatto scattare la punizione contro Barbara, il suo omicidio. Alcuni giorni dopo la scomparsa, l’arrivo di una cartolina a casa rassicurava i figli sulla presunta fuga della loro madre ma tale circostanza è letta oggi come un tentativo di depistaggio. Due mesi dopo la scomparsa di Barbara il suo posto in casa è stato preso dalla nuova compagna del padre. Non si tratta – come precisato nel servizio di Rai 3 – di una sconosciuta ma della cognata di uno dei fratelli Lo Giudice, arrivata dalla Calabria a ‘sostituire’ Barbara nella gestione della casa e, in seguito, nella relazione con Roberto. Da allora nessuno ha più cercato la donna scomparsa finché, nel 2019 la Procura di Terni ha deciso di riaprire le indagini. E nel rigido codice d’onore della famiglia c’è un lontano episodio che offre una luce diversa su quanto potrebbe essere accaduto: un’altra donna della famiglia Lo Giudice, la giovanissima Angela Costantino, uccisa in Calabria a 25 anni nel 1994. Anche in questo caso, si sarebbe trattato di un tradimento della ragazza, che sembra aspettasse un figlio da un altro uomo, cosa inaccettabile nel clan di malavitosi. In questo caso, per la sua morte, c’è stato un processo che ha portato alla condanna di due parenti di Lo Giudice, che si ritiene abbiano agito per lavare nel sangue l’offesa del tradimento all’onore della famiglia.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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