di Michel Emi Maritato
Sit-in il 2 settembre davanti all’Ambasciata Usa per chiedere la revisione della condanna a vita
Un sit-in davanti all’Ambasciata Usa di Roma. Così, il 2 settembre, rispettando il prescritto contingentamento e la distanza di sicurezza, numerosi italiani fanno sapere all’opinione pubblica che un italiano, presumibilmente innocente, è rinchiuso nelle prigioni Usa da 21 anni per scontare un ergastolo. Una condanna definitiva, dopo un processo a dir poco lacunoso, caratterizzato da improbabili verità, arguzie, fraintendimenti, omissioni e stratagemmi con l’obiettivo chiaro di pervenire a una sentenza di condanna. Enrico Forti, detto Chico, trentino, velista e produttore televisivo, è l’italiano brillante che negli anni ’90 ha fatto fortuna negli Stati Uniti. Poi, il 15 febbraio 1998 l’incantesimo si è rotto e inizia il baratro. Chico viene arrestato, accusato dell’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony, dal quale lo stesso Forti stava acquistando il Pikes Hotel, una elegante struttura di Ibiza. Dale, noto play boy, viene trovato cadavere sulla spiaggia Sewer Beach di Miami ed è immediato il collegamento che gli inquirenti stabiliscono con la truffa che sembra perpetrata da Chico ai danni del padre Anthony. Felony murder è chiamato negli Usa, un omicidio commesso durante l’esecuzione di un altro crimine che Enrico Forti si ostina a considerare un errore giudiziario rivendicando da sempre la propria innocenza. E mentre l’italiano sta scontando la propria pena nel Dade Correctional Institution di Florida City, una parte di opinione pubblica si mobilita in suo favore: per primo il suo legale Ferdinando Imposimato che, insieme alla criminologa Roberta Bruzzone ha presentato nel 2012 un rapporto all’allora Ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant’Agata. Con tale relazione, si avanzano le motivazioni con la richiesta di revisione del processo. Un processo, come rilevato, che ha suscitato più di una perplessità. A dire il vero lo stesso Chico inizialmente, non si sa se per timore, per confusione mentale o altre imperscrutabili motivazioni, ha fornito una falsa testimonianza agli inquirenti, sostenendo di non aver incontrato la vittima poco prima della sua morte, elemento poi risultato non vero. Stessa affermazione ha fatto a sua moglie e questo ha ingenerato su di lui numerosi sospetti. Ma è fuori da ogni dubbio che la giustizia statunitense non ha percorso tutte le piste possibili, concentrando l’attenzione esclusivamente sull’italiano “che ha fatto fortuna”. Volitivo, intraprendente, impavido Chico, oggi 61enne, è riuscito in poco tempo a conquistare una meritata fama sia in campo professionale che nello sport. Amante del mare, oltre alla vela ha praticato il windsurf a livello agonistico, partecipando a numerose competizioni, alcune coronate da vittorie. E non solo mare. Chico è anche un valente sciatore e uno sperimentatore, sia nella professione che nello sport, in cui si è cimentato con esibizioni innovative conquistando riconoscimenti in tutto il mondo. Amante del brivido si specializza negli sport estremi diventando produttore di filmati degli eventi. Neanche la convalescenza da un incidente automobilistico nel 1987 lo ferma. Si trasferisce negli Usa nel 1992, grazie a una consistente somma di denaro vinta due anni partecipando al programma “Telemike” portando come materia la storia del windsurf. Qui si sposa e ha tre figli e il sogno americano diventa realtà. Salvo poi trasformarsi in una “Sacco e Vanzetti” del 2000. Dopo Imposimato, assume la sua difesa l’avvocato newyorkese Joe Tacopina. Ma la strada è tutta in salita. Il sistema giudiziario statunitense prevede che la richiesta di un nuovo processo può avvenire solo presentando prove sconosciute e non esibite all’epoca del dibattimento, in grado di modificare l’esito dello stesso. Tutte le prove che sono passate, o sarebbero potute passare, davanti ad una corte sono quindi inammissibili. E sembra che tesi già precostituite sulla colpevolezza del nostro connazionale non lascino spazio a speranze. Si spera solo nell’azione politico/diplomatica. Numerose sono le manifestazioni pro-Chico: dalle pagine facebook che invocano la sua liberazione, alla mobilitazione del mondo dello spettacolo, tra cui Fiorello, Jovanotti, Red Ronnie a cui si sono uniti di recente i ragazzi dello Zoo di 105, il cui conduttore Marco Mazzoli, residente ormai stabilmente a Miami, ha preso contatti con Chico al fine di dare spazio anche nel suo programma radiofonico alla vicenda. Tutti chiedono la revisione del processo, istanza per cui si è mossa anche Emma Bonino nella sua veste di ministro degli Affari esteri nel Governo Letta. Numerose sono le petizioni in suo favore ma di sicuro, la cosa più commovente sono le parole pronunciate dalla mamma novantunenne nel giorno del suo compleanno: “Cerco di mantenermi giovane per aspettare che esca”.


