di Michel Emi Maritato

Diffusa dai Ris la ricostruzione fotografica dell’aspetto che avrebbe oggi la bimba sparita nel 2004

Sparita nel nulla, di lei resta soltanto una foto ricostruita con metodo digitale, l’aspetto che avrebbe oggi, da ventenne. Aveva 4 anni Denise quando improvvisamente si persero le sue tracce. Una piccola bimba serena che giocava davanti casa a Mazara del Vallo, nella Sicilia un tempo dominata dagli arabi, dove oggi trovi un gruppetto di case alla foce del fiume Màzaro. Ė il primo giorno di settembre del 2004: la bimba si trova nel giardino dell’abitazione di famiglia, come tanti altri piccoli del quartiere. Rincorre i cuginetti tra i pochi metri che separano la casa della zia e quella dove la nonna materna sta preparando il pranzo. “Ė pronto, a mangiare!” avverte la zia chiamando in casa i suoi bambini. Denise resta sola. La strada in cui gioca, via La Bruna, è tranquilla e lei aspetta che la nonna la chiami. Sono le 11 e 45, la piccola sebbene sola, si sta ancora divertendo quando la nonna si affaccia a controllare. La vede felice, con i grandi occhioni neri e il suo sorriso. Cinque minuti dopo, più nulla. Da allora inizia un calvario e un mistero fitto che non si è ancora dipanato. Le ricerche iniziano subito in modo concitato, si rincorrono inutili segnalazioni, si seguono evanescenti tracce, si battono piste sbagliate con anomale perquisizioni in casa di vicini piuttosto che in quella di famiglia. In procura gli investigatori ascoltano amici, parenti e conoscenti dei coniugi Toni Pipitone e Piera Maggio ma nulla trapela, se non una storia di quelle maledette, di cui mamma Piera diventa vittima. Inizia, a mano a mano, a venir fuori la sua vita privata con la scioccante rivelazione che il padre naturale di Denise non è suo marito Toni ma un uomo con cui ha avuto una relazione extraconiugale, Pietro Pulizzi. Ben presto la notizia diventa di dominio pubblico e alla tragedia di una bimba scomparsa si sostituisce il gossip e la curiosità morbosa di gran parte della opinione pubblica. Un doppio dolore per Piera, che oltre all’assenza di sua figlia deve affrontare il tritacarne mediatico, fino a far vacillare le sue sicurezze coniugali, con la fine del suo matrimonio. Incessanti sono gli interventi dei media, con inchieste, servizi, indagini parallele. Giornali, trasmissioni tv che si occupano di persone scomparse, la ricerca senza sosta da parte della famiglia e delle forze dell’ordine, che ricevono decine di segnalazioni sulla bimba con i capelli castani e i grandi occhi scuri. Il 18 ottobre, più di un mese dopo la scomparsa, una guardia giurata in servizio per un istituto di vigilanza segnala di aver visto davanti a una banca di Milano un gruppo di nomadi con dei bambini, tra cui una bimba che ha una straordinaria somiglianza con Denise. Dalle telecamere di videosorveglianza, se ne scorge il volto e si sente la voce. Mamma Piera sembra riconoscere sua figlia, è sotto choc ma purtroppo la segnalazione si rivela un buco nell’acqua perché, nonostante le tempestive ricerche degli investigatori, che passano la zona al setaccio, i nomadi sono spariti. Nella vicenda però, grande peso assume subito l’aspetto personale, la tenebrosa vicenda che ha portato alla nascita di Denise. Tutto inizia nel 1999, Toni lavora in Germania, Piera è sola a Mazara con il figlio maggiore. Conosce e inizia a frequentare Anna Corona, moglie di Pietro Pulizzi, conducente di autobus. Ben presto, alla solida amicizia tra le due, si contrappone la segreta relazione tra Piera e Pietro, un sospetto che per Anna diventa certezza alla nascita di Denise, nel 2000: la bimba è straordinariamente somigliante a Pietro. Piera cresce la piccola Denise con il marito Toni, che le dà il suo cognome. La bimba ignora che suo padre è un altro uomo mentre la famiglia Pulizzi si divide. Jessica e Alice, le figlie di Anna e Pietro, si convincono che sia stata tutta colpa di Piera. L’astio diventa faida. Ed è su questo che si concentrano le attenzioni degli inquirenti, fino a indagare Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise poi assolta dopo tre gradi di giudizio “per non aver commesso il fatto”. A suo carico, alcune intercettazioni in cui si sente chiaramente un dialogo che tratta della bambina con riferimenti inequivocabili alla sua sparizione e alla presunta uccisione. Anche l’alibi di Jessica è debole e contraddittorio ma neanche questo serve a inchiodarla, sebbene sia conosciuta la violenta gelosia e rancore che la ragazza prova per Denise, la cui nascita è vista come motivo del naufragio della sua famiglia. “Generiche e incomprensibili” sono reputate dai giudici le prove a disposizione. Così, come sostiene mamma Piera nel blog dedicato alla figlia, “tra l’indifferenza prudente dei molti, chi ha fatto il male cammina tranquillo per strada”. E il dolore non finisce qui. Da ultima, la ferita inferta attraverso il cosiddetto “Age Progression”, nuovo metodo usato dagli inquirenti per ricostruire il possibile volto che potrebbe avere quella che ora sarebbe la Denise ragazza. Si parla di fuga di immagini. Le sue ipotetiche sembianze sarebbero state diffuse sui mezzi di informazione prima di essere mostrate ai genitori. Un ulteriore strazio: “questa non è nostra figlia”, hanno esclamato all’unisono Piera Maggio e Pietro Pulizzi vedendo la foto fornite dai Ris. Soprattutto, sostengono “ci aspettavamo un po’ più di delicatezza da parte degli inquirenti. Prima di dare le foto alla stampa sarebbe stato umano e giusto, utile per noi metabolizzare la nuova immagine della nostra bambina”.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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