5 arresti sono stati eseguiti a Pordenone da parte della guardia di finanza nei confronti di quattro cittadini italiani e di uno di nazionalità tunisina coinvolti nello spaccio di eroina. In tutto gli indagati risultano essere sette. Stando a quanto compreso dalle indagini, alcune compravendite di stupefacenti avvenivano all’interno delle mura di una chiesa di Mestre. L’operazione trae origine dall’arresto, avvenuto lo scorso anno a Pordenone per spaccio, di una giovane coppia che smerciava nel proprio appartamento droga fra cui anche a minorenni. La guardia di Finanza ha scoperto anche una rete estesa nella provincia riconducibile a quattro persone (due residenti a Pordenone e due a Cordenons), ideatrici di un “canale di approvvigionamento” dell’eroina tra la piazza di spaccio di Mestre e la Destra Tagliamento che vedeva come fornitore un cittadino tunisino residente nel Veneziano. Quest’ultimo, nonostante fosse agli arresti domiciliari, coordinava da casa la consegna dello stupefacente che avveniva per strada, vicino l’immobile. “Per evitare gli stringenti controlli posti in essere sul territorio nel periodo di lockdown dalle forze di polizia gli indagati ricorrevano a sotterfugi: alcune compravendite di stupefacenti avvenivano all’interno delle insospettabili mura di una chiesa di Mestre”, hanno spiegato i finanzieri. “Si faceva ricorso a carte prepagate per i pagamenti viaggiando quindi senza denaro al seguito, si simulavano inesistenti attività lavorative (come assistenza anziani, collaboratrici domestiche) per giustificare gli spostamenti e, per ultimo, per evitare i sequestri, gli indagati occultavano lo stupefacente, oltre che nella biancheria intima, anche all’interno del loro corpo”.